Export Manager: cosa fa e come lo si diventa?

Export Manager: cosa fa e come lo si diventa?

Hai un’anima commerciale, una mente analitica e sogni di usare il tuo inglese con persone da tutto il mondo? Allora il ruolo di Export Manager fa al caso tuo! Non solo potrai svolgere il lavoro perfetto per te, ma avrai davvero la possibilità di sfruttare al massimo your perfect English. Proprio il caso di dire
Tempo di lettura: 4 minuti
Pubblicato il Aprile 14, 2022 - di Teacher

Hai un’anima commerciale, una mente analitica e sogni di usare il tuo inglese con persone da tutto il mondo? Allora il ruolo di Export Manager fa al caso tuo! Non solo potrai svolgere il lavoro perfetto per te, ma avrai davvero la possibilità di sfruttare al massimo your perfect English. Proprio il caso di dire “two birds with one stone” (o meglio, due piccioni con una fava)! Vuoi sapere cosa fa e come diventare export manager? Continua a leggere per scoprirlo!

Cosa fa un Export Manager?

Veniamo alla prima domanda: cosa fa l’export manager?

Come suggerisce il titolo, si occupa di export ovvero di commercio estero. Più in dettaglio, questa figura si occupa di analizzare i mercati esteri e pianificare il modo di introdurvi un prodotto o servizio. Fondamentalmente, è la figura di riferimento che accompagna l’azienda lungo il percorso di internazionalizzazione. La vendita di prodotti e servizi a clienti stranieri è quindi una parte fondamentale di questo ruolo, ma non è certo l’unica!

Se vuoi sapere come diventare export manager, le skill che giocano a tuo favore sono quelle tipiche delle posizioni manageriali: dunque analytical and strategic thinking skills ma anche gestionali (ovvero le cosiddette managerial skills, dal verbo to manage). Decisamente un ruolo pieno di stimoli!

Non dimentichiamo però le language skills. Più il tuo profilo sarà solido sulla parte linguistica (idealmente con più di una lingua straniera a un livello B1+/B2 come minimo) e più probabilità avrai di essere considerato un valido candidato per il ruolo. Non andrò troppo per il sottile: la prima lingua straniera da padroneggiare ad alti livelli è proprio l’inglese.

Conta così tanto l’inglese per chi vuole diventare un export manager?

Proprio così: il motivo principale è che molto verosimilmente una parte, se non la quasi totalità, delle comunicazioni tra la tua company e i suoi clienti o distributori si terranno in questa lingua. Parliamo quindi di emails, conference calls, online and face-to-face meetings, negotiations and phone calls! Chiaramente, se non ti sentissi ancora abbastanza confident in alcuni di questi ambiti, che puoi sempre ricorrere a un ottimo corso di Business English.

Ma quanto è richiesta la figura dell’export manager? Con la globalizzazione dei mercati e la crescita degli scambi commerciali internazionali, è emersa una forte esigenza di figure in grado di fare da ariete nell’apertura di nuovi mercati esteri. Ecco quindi che dietro la crescita del famoso made in Italy si cela proprio l’export manager!

Come diventare Export Manager: vocabulary

Abbiamo visto che uno dei requisiti essenziali di un export manager è la padronanza di almeno una lingua straniera, in primis l’inglese. Meglio quindi subito chiarire alcuni termini essenziali, a cominciare da queste quattro parole spesso confuse tra loro…

Si dice foreigner, stranger o outsider? E che differenza c’è con abroad?
Vediamo di capire la differenza fra questi termini.

  • Foreigner viene dall’aggettivo foreign, ovvero straniero, e descrive una persona che proviene da un altra nazione. Concetto simile ad abroad, con la differenza che però questa parola è un avverbio e va quindi usata assieme a un verbo (diciamo infatti: “I like to travel abroad”, mi piace viaggiare all’estero).
  • Stranger è invece una persona di cui non conosciamo ancora nulla, letteralmente quindi un estraneo.
  • Outsider infine è una parola che descrive chi non appartiene a uno specifico gruppo o ne resta ai margini, solitamente quindi con un comportamento un po’ schivo o solitario.

Potrai capire meglio con alcuni esempi contestualizzati:

  • We are trying to open a new foreign market and we expect to succeed by the end of the year. (Stiamo cercando di aprire un nuovo mercato estero e contiamo di avere successo entro la fine dell’anno).
  • Soon I will have to go abroad to close the deal. (A breve dovrò recarmi all’estero per chiudere l’accordo.)
  • Every time I meet Tim in a meeting he treats me like a perfect stranger! (Ogni volta che incontro Tim in una riunione mi tratta da perfetto estraneo!)
  • I’m still quite new on the job, so I’m trying to get to know my colleagues more in order not to feel such an outsider! (Ho iniziato da poco il nuovo lavoro, per cui sto cercando di non sentirmi un escluso socializzando di più con i miei colleghi)

Per finire, una piccola parentesi sulla pronuncia: si dice èxport o expòrt?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricordarci che export è una di quelle parole bisillabe inglesi che cambiano la posizione dell’accento a seconda che si tratti di un sostantivo (accento sulla prima sillaba) o di un verbo (accento sulla seconda sillaba).

Ti vengono in mente altro esempi? Esatto, si tratta di parole come:

  • trasport | trànsport (n) – to transpòrt (v)
  • import | ìmport (n) – to impòrt (v)
  • increase | ìncrease (n) – to incrèase (v)
  • decrease | dècrease (n) – to decrèase (v)

L’inglese commerciale che userai da export manager ne è pieno, quindi watch out for the difference! Adesso che sai tutto quello che fa un export manager e come diventarlo, non resta altro che augurarti il meglio per avere successo in questo ruolo. The world is your oyster!

Alexandra P. – Teacher

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