20 anni da expat: la storia di Giulietta e della sua famiglia in giro per il mondo

20 anni da expat: la storia di Giulietta e della sua famiglia in giro per il mondo

Una vita in giro per il mondo: Giappone, India, la Francia, gli Stati Uniti e poi… chissà?! Un’altra avventura dietro l’angolo. E tutto questo senza mai perdere il senso profondo delle cose, mettendo su una bella e numerosa famiglia, comprando case, conoscendo persone, facendo esperienze. Questo e molto altro è la storia straordinaria di Giulietta e
Tempo di lettura: 10 minuti
Pubblicato il Febbraio 21, 2017 - di alessia

Una vita in giro per il mondo: Giappone, India, la Francia, gli Stati Uniti e poi… chissà?! Un’altra avventura dietro l’angolo.

E tutto questo senza mai perdere il senso profondo delle cose, mettendo su una bella e numerosa famiglia, comprando case, conoscendo persone, facendo esperienze. Questo e molto altro è la storia straordinaria di Giulietta e della sua famiglia: expat da 20 anni, madre di 3 bellissime figlie, moglie di un ingegnere della Silicon Valley e, infine, autrice del blog “I Cerruti in India…..si trasferiscono negli States!!”  diventato anche un libro.Un blog che è anche il diario di una vita vissuta da “cittadini del mondo”: un luogo bello, fatto di ricordi, momenti, fotografie di una famiglia che, nonostante i viaggi, ha trovato un luogo sicuro in cui tornare ogni volta. Se stessa!

In questa intervista Giulietta racconta la storia dei Cerruti ma anche le difficoltà e (soprattutto) le gioie della vita da expat e ci ricorda che:

Siamo strani noi expat viviamo in un mondo in continuo movimento e godiamo del movimento stesso, ma poi abbiamo bisogno di fissare bene in noi immagini e sensazioni, l’unico modo per poter voltare pagina sereni e immergerci subito nel nuovo

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  • Ciao Giulietta! Iniziamo con una piccola presentazione; raccontaci qualcosa di te: da dove vieni, quanti anni hai e di cosa ti occupi al momento?

Ciao a tutti; mi chiamo Giulietta e sono di Torino. Ho 47 anni ma vivo all’estero da 20 e attualmente organizzo eventi italiani in Silicon Valley.

  • Da quanto vivi negli States e come ti trovi? E prima dove hai vissuto?

Vivo qui da quasi 5 anni ma il mio percorso di vita mi ha portata davvero in giro per il mondo! Ho lasciato Torino nella primavera del 1997, direzione Parigi prima e la Normandia poi. Successivamente abbiamo – io e mio marito prima e poi io, mio marito e le mie figlie – vissuto in Giappone a Tokyo, in India a Chennai, nuovamente in zona Parigi e poi, da quasi 5 anni, siamo in California (5 anni pieni per mio marito che parte sempre un po’ prima, in avanscoperta… io, causa scuole, seguo il ritmo dell’anno scolastico).

  • Quali sono stati gli step che ti hanno portata dove sei? E qual è stato il motivo principale che ti ha spinta a partire la prima volta?

Il motivo principale è stato l’amore, come per tantissime altre donne expat… ho deciso di seguire quello che stava per diventare mio marito e che era il mio ragazzo ormai da tantissimi anni. Lui aveva preso al volo un aereo per Londra due giorni dopo la discussione della sua tesi al Politecnico di Torino e, dopo Londra, aveva accettato un’offerta di lavoro a Parigi. Io ho esitato un po’: ero spaventata e dovevo lasciare tante certezze. Alla fine, però, il buon senso ha prevalso e ho deciso di seguirlo… mi sono detta che, al limite, potevamo tornare indietro e invece eccoci qui, ancora pieni di entusiasmo per questa vita vagabonda che ci annuncia già una nuova destinazione!

  • Tu viaggi con la tua famiglia (3 figlie adolescenti) e un animale (la micetta Macaron): è stato difficile gestire così tanti spostamenti con una famiglia numerosa al seguito?

Mah: difficile com’è difficile gestire tre figli, nulla più, nulla meno! Certo, non abbiamo mai avuto nonni a portata di mano anche se i miei sono sempre stati disponibilissimi e pronti a correre in nostro soccorso in caso di bisogno. Ci siamo circondati di una buona rete di baby sitter per le evenienze e, soprattutto, abbiamo tanti amici! Le bambine prima e le ragazze poi si sono sempre supportate a vicenda: quando ci si muove molto, come noi,la famiglia diventa il fulcro e il punto di riferimento per tutti;i figli contano l’uno sull’altro soprattutto quando muovono i primi passi in un nuovo paese. Contare su fratelli e sorelle quando il mondo intorno cambia di continuo è davvero fondamentale.

  • Viaggiare con figli: quali sono, se ci sono, i lati negativi? E quelli positivi?

Sinceramente negativi non ne trovo. Certo, adesso viaggio molto più rilassata rispetto a quando le ragazze erano piccoline: riesco a vedermi tre film di fila in aereo senza nessuno che deve fare pipì, che ha fame o sonno. Di positivo, come dicevo prima,c’è soprattutto il fatto di poter condividere sentimenti ed esperienze:ci si sente meno soli a sapere che anche tua sorella, quel giorno lì, sarà in una nuova classe e che, se non ti trovi bene, ci sarà lei a stringerti tra le braccia!

  • In che modo esperienze del genere hanno segnato le tue figlie?

Indubbiamente i ragazzini expat, i famosi third culture kids, hanno una marcia o anche due in più:guardano il mondo con occhi curiosi, si confrontano con culture differenti dall’interno, le assorbono completamente e sono veramente lo specchio della loro vita!Posso dire che sono in gamba: Federica, la più grande, studia a New York ed è al secondo anno di college nella prestigiosa NYU. Ha 19 anni, vive a 5000 chilometri da noi, gestisce la sua vita in modo maturo, ogni tanto torna a casa a farsi coccolare e a fare il carico di energie e poi se ne va, con le idee chiare e tanto entusiasmo. Chiara, la secondogenita, ha 17 anni, sta finendo il liceo e andrà al college a fine estate; prenderà il volo ed è incredibilmente pronta, per esempio, rispetto alla diciassettenne che ero io… e questo credo sia un po’ il frutto della vita che ha fatto. La piccola Camilla, 15 anni, ha avuto dei momenti difficili, soprattutto nel passaggio fra l’India e il ritorno in Francia: ha faticato ad abituarsi a regole che non sentiva sue rispetto a quando correva a piedi nudi sulle spiagge indiane. Adesso è una liceale molto matura e piena di entusiasmo all’idea di spostarsi di nuovo e di affrontare con noi una nuova avventura.

  • Qual era il tuo livello di inglese quando sei partita la prima volta verso un paese anglofono?

Avevo fatto tanti corsi di inglese sia in Italia che a Londra, mio papà era un convinto sostenitore dell’importanza dello studio delle lingue, in più non sono timida e mi sono sempre lanciata!Comunque la lingua non dovrebbe mai essere un freno se si desidera partire: con un po’ di energie e forza di volontà la si impara sempre.

  • Tu e la tua famiglia avete progetti per il futuro? Vi sposterete ancora?

Partiremo per Stoccolma questa estate: in tre, più la gatta. Le due più grandi rimarranno a studiare negli States.

  • Una cosa che ti piace del vivere negli USA e una cosa che non ti piace.

La Silicon Valley è un po’ un mondo a parte: qui tutto è inventiva, fibrillazione, progresso, energie… mi corrisponde! E ovviamente questo mi piace. Quello che, invece, non mi piace è la piega che il Paese sta prendendo con il nuovo presidente: una tragedia!

  • Hai un suggerimento da dare ai tanti italiani che sognano di lavorare e vivere all’estero?

Se ci credete, buttatevi! Meglio provarci che rimpiangerlo per tutta la vita. Però va fatto in modo riflessivo e non bisogna partire senza avere almeno qualche certezza: la vita all’estero, infatti, è straordinaria ma può anche essere dura.Se partite in coppia o in famiglia la decisione deve essere di tutti: non trascinatevi dietro mogli o mariti non convinti, altrimenti sarà un fallimento sicuro!E ricordatevi che il ruolo della moglie e della mamma è fondamentale: se noi siamo contente e convinte tutto filerà liscio, i figli respireranno le nostre energie positive e saranno felici a loro volta!

  • A chi consiglieresti i paesi in cui hai vissuto? Pensi che alcuni siano più adatti a certe persone piuttosto che ad altre?

L’India sicuramente non è per tutti: si deve essere solidi.Anche se penso che anche in posti più “semplici” sulla carta sia meglio essere solidi, sia come individui che come coppia anche perché l’espatrio può essere una vera rivoluzione e può disintegrare i legami più deboli. Personalmente ho comunque amato molto ogni luogo che ho visitato e quindi difficilmente sconsiglierei i “miei paesi”.

  • Perché il tuo blog “I Cerruti in India…..si trasferiscono negli States!!”? Quando, come e perché è nato?

È nato durante i primi giorni della nostra permanenza in India. Durante il soggiorno giapponese, infatti, scrivevo lunghe email agli amici nelle quali raccontavo la nostra vita e tutti mi dicevano “Perché non apri un blog?”. Quindi all’inizio l’ho fatto per gli amici e la famiglia, per dare notizie in modo simpatico; poi, piano piano, è diventato un punto di riferimento per chi espatria. Per me è un elemento prezioso perché adoro scrivere! Il blog (o almeno parte dei sentimenti in esso contenuti) è da poco diventato un libro pubblicato a dicembre e acquistabile su Amazon, “Manuale pratico dell’espatrio: come sopravvivere in giro per il mondo”.

  • Ci sono persone che ti scrivono per un aiuto o un consiglio di viaggio?

Regolarmente. E trovo che sia bello e importante poter aiutare gli altri, chi decide di partire o chi ha ancora dei dubbi. Da anni collaboro anche con expatclic.com, un sito d’espatrio il cui scopo è proprio aiutare chi parte (soprattutto donne), fornire risposte alle tante domande degli utenti e fare rete solidale.

  • Quali sono le difficoltà principali che hai riscontrato in questa esperienza di “espatrio familiare”?

Di solito un po’ di nostalgia durante i primi tempi in un nuovo paese, quando ancora nessuno ti chiama e ti mancano gli amici… ma poi passa! Ci sono state delle difficoltà anche dal punto di vista logistico ma, aumentando gli espatri, tutto è diventato più semplice: ormai ho un libretto di istruzioni e so esattamente quali sono i passi da fare per raggiungere l’equilibrio giusto nel nuovo posto.Con gli anni, poi, le priorità logistiche sono cambiate: una volta era fondamentale trovare una baby sitter, adesso penso a chi a Stoccolma potrà occuparsi del gatto mentre non ci siamo.

  • Quanto ha contato la conoscenza dell’inglese in questo tuo percorso professionale e personale lontano dall’Italia? E le tue figlie? Come è stato per loro imparare una nuova lingua?

Le mie figlie sono nate multilingue e parlano perfettamente italiano, francese e inglese: con noi le mescolano allegramente! Tra di loro prediligono francese e inglese e sinceramente non so neppure come abbiano imparato…Il francese è stato come una seconda lingua madre e l’inglese è arrivato così in fretta che non c’è stato tempo per fare domande sul perché si dice o si scrive così! Non ci siamo neanche mai angosciati per l’italiano: abbiamo sempre mantenuto la lingua in casa e il risultato è ottimo.

Per noi le lingue sono state fondamentali, per il lavoro e per l’integrazione sociale. Mio marito ha imparato anche discretamente il giapponese per cogliere sfumature al lavoro che non gli arrivavano con l’inglese; io un po’ meno ma ho imparato il minimo sindacale per fare la spesa e per non sentirmi completamente idiota.

L’inglese è al giorno d’oggi fondamentale per tutti: nessun ragazzo della generazione delle mie figlie potrà farne a meno se non vuole essere tagliato fuori dal mondo del lavoro ma purtroppo in Italia c’è ancora tanta strada da fare verso un insegnamento delle lingue più agile e incentrato sulla comunicazione orale!

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