Anno Sabbatico: una pausa per ritrovare sé stessi

Anno Sabbatico: una pausa per ritrovare sé stessi

A quanti di noi è capitato almeno una volta nella vita di dire “ Basta, mi sono stufato! Mollo tutto e vado a vendere noci di cocco su una spiaggia ai Caraibi”…magari non erano proprio noci di cocco, o forse nell’idea di qualcuno non era neanche contemplato il pensiero di come sostenersi, ma il succo rimane
Tempo di lettura: 6 minuti
Pubblicato il Ottobre 5, 2015 - di alessia

A quanti di noi è capitato almeno una volta nella vita di dire “ Basta, mi sono stufato! Mollo tutto e vado a vendere noci di cocco su una spiaggia ai Caraibi”…magari non erano proprio noci di cocco, o forse nell’idea di qualcuno non era neanche contemplato il pensiero di come sostenersi, ma il succo rimane lo stesso:a volte ci sentiamo in trappola, o semplicemente confusi e allora viene voglia di cambiare vita.

Ecco che entra in scena un concetto che, manco a farlo apposta, nasce ed è molto diffuso nei paesi anglofoni. Si tratta del gap-year, tradotto in italiano come “anno sabbatico” (dall’usanza ebraica di far riposare per un anno i campi e altre consuetudini). Il cosiddetto anno sabbatico è un periodo (non necessariamente della lunghezza di un anno) nel quale si decide di concedersi una pausa dalla vita quotidiana.

Quando e perché

Può succedere in qualunque momento della propria vita: nei paesi anglofoni è frequente che i giovani studenti diplomati di fresco scelgano di intraprendere questo percorso in modo da poter capire meglio se stessi e cosa vorranno fare nella vita. Così come non è raro che persone di tutte le età si sveglino un giorno con la sensazione che c’è qualcosa che non va nelle loro vite, che hanno fatto scelte dettate dalle aspettative degli altri e che è arrivato il momento di riprendersi i proprio spazi, i propri ritmi, in definitiva, ritrovare la propria dimensione.

E non parlo solo di persone che definiremmo fallite e insoddisfatte, al contrario. La necessità di una pausa spesso coinvolge persone di successo che arrivano alla conclusione che hanno tutto (lavoro/famiglia/soldi/casa) ma qualcosa ancora sfugge.

Come

Naturalmente, la prima cosa che viene in mente quando si pensa a “staccare la spina” sono le vacanze. Certo, sono molto utili per rilassarsi e ricaricarsi per affrontare i nostri problemi, ma se l’inquietudine è profonda, non sono sufficienti. Anzi, è abbastanza frequente che le vacanze, per delle loro caratteristiche intrinseche (date spesso decise da altri, compagnia forzata, brevità, impiego di risorse economiche ingenti, rientro con accumulo di lavoro arretrato) risultino spesso più stressanti di quanto non sarebbe stato rimanere a lavorare o a studiare. No, le vacanze non bastano, per un anno sabbatico che si rispetti ci vuole un viaggio. Perché il viaggio? Perché è viaggiando che si impara, che ci si sveglia, che si vedono cose nuove, posti nuovi, gente nuova e si comincia a riscrivere la propria scala di valori. Non deve spaventare l’idea, non si deve per forza andare in capo al mondo. Il viaggio, in fine dei conti è interiore.

Sì ok, ma come faccio col lavoro, lo studio, gli impegni

E’ presto detto: molla tutto. Lo so che può sembrare una frase da incoscienti, ma ciò che ti incatena è l’unico, vero, grande ostacolo al ritrovamento della felicità. Se qualcosa ti soffoca, non ti piace, ti annoia, allora piantalo. Non si può affrontare un anno sabbatico con la testa impegnata a pensare a cosa hai lasciato a casa. Tutto quello che lasci lo potrai ritrovare al ritorno, se davvero ti interesserà ancora. Magari non lo stesso posto di lavoro, ma davvero è importante se paragonato alla tua pace dell’anima?!

Per gli ansiosi cronici (come potrei essere io) c’è però una scappatoia: è la legge 53 del 2000 che introduce questo nuovo istituto grazie al quale, se si è lavoratore dipendente di un’azienda da almeno 5 anni, si può richiedere la sospensione del contratto fino a 11 mesi. Durante questo periodo non saremo retribuiti, ma liberi di fare il diavolo che ci pare, senza l’angoscia di chiederci tutti i giorni” Oddio, cosa faccio quando torno”. Magari questa può essere la soluzione per le piccole crisi esistenziali, ma per le grandi crisi, c’è bisogno di un taglio, una fuga che rimetta in discussione tutto.

Sì ok, ma dove li trovo tutti quei soldi

Troppo spesso la questione economica non si rivela altro che un’altra facile scusa, un viaggio così lungo può costare effettivamente diversi soldi, ma tutto dipende dalle scelte che si fanno. Non sto parlando infatti di una vacanza di un anno, ma di un’esperienza di vita, quindi, tanto per cominciare, si dovrebbe provare a rinunciare al superfluo. Viaggiare stando attenti alla spesa sarà sicuramente un insegnamento in più. Poi dipende ovviamente dalle mete scelte. Se si sceglie di andare in Sud America, Africa o Asia, non sarà difficile trovare dei paesi in cui il costo della vita è nettamente più basso rispetto al nostro.

C’è inoltre un’alternativa che da una parte mira a risolvere il problema dei soldi, e dall’altra arricchisce non di poco il percorso: lavorare durante il viaggio. Non pensate che mi riferisca ai famosi cocchi sulla spiaggia (che comunque, perché no?). Ci sono un sacco di opportunità che non vi sarebbero mai venute in mente, ad esempio: insegnare la propria lingua, lavorare nel proprio ostello in cambio del posto letto, house sitting, lavoro freelance on line, vendere le proprie foto del viaggio su siti specializzati e molto altro!

Come detto prima, nell’ottica di capire cosa davvero è importante nella propria vita, si deve cercare di focalizzarsi sulle cose che contano. Accontentarsi di dormire in un ostello può essere difficile per qualcuno, ma è un ottimo esempio di piccolo ostacolo da affrontare per superare i propri schemi e le proprie paure. L’ostello può rappresentare un momento di condivisione importantissimo ai fini delle nostra ricerca. Perché si conoscono tante persone, anzi, si è costretti a conoscere tante persone. Persone come noi, con le quali abbiamo magari tanto o poco in comune, ma che comunque avranno qualcosa da raccontarci, dandoci così spunti di riflessione. Chiudersi in una camera d’albergo non ci aiuterà a confrontarci con gli altri.

Sì ok, ma che faccio, vado da solo?

ESATTAMENTE. La dipendenza dagli altri è uno dei motivi per i quali sei confuso/in trappola. Mollali, così come hai deciso di mollare il resto. In un viaggio introspettivo e proteso alla crescita personale, non ti servirà essere in due, o più, anzi. Sarebbe un limite alla tua libertà dover scendere a compromessi anche solo per decidere dove andare a mangiare. Ma soprattutto sarebbe un grossissimo problema nelle nuove relazioni. E’ infatti palese che da soli si fa amicizia più facilmente, anche se vi sembrerà di apparire dei disperati alla ricerca di considerazione, funzionerà! E troverete dei disperati come voi e sarà allora bellissimo condividere con loro parte del vostro percorso.

Perché

Perché la vita è una. Non ce ne sarà un’altra per recuperare tutto quello ci siamo persi. E soprattutto è impensabile che non la si trascorra il più possibile come persone felici. Non voglio dire che si debba necessariamente scappare dalle proprie responsabilità, fuggire per sempre lo stereotipo del ‘mi sono sistemato’. Voglio dire che al mondo ci sono tante cose da fare e da vedere e che prendersi una pausa per esplorare tutte queste opportunità, non può che accrescere la consapevolezza di sè e aiutarci a vivere meglio.

Per avere consigli utili, parlare con qualcuno che l’ha già fatto e che sarà felice di aiutare chiunque voglia misurarsi con questa sfida, vi segnalo questo sito

E’ molto carino e fa davvero venir voglia di prendere e partire! Provare per credere!

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