Studiare e lavorare all’estero: il successo di Elisa

Studiare e lavorare all’estero: il successo di Elisa

“Se fa paura, è la cosa giusta”. Questo è diventato il mio mantra da un po’ di tempo a questa parte; diciamo da quando sono diventata abbastanza adulta per capire che alcune cose, in particolare le scelte, mi spaventano a morte. Il più delle volte non sono la poca intraprendenza né la poca ambizione a non permetterci
Tempo di lettura: 6 minuti
Pubblicato il Novembre 18, 2015 - di alessia

“Se fa paura, è la cosa giusta”. Questo è diventato il mio mantra da un po’ di tempo a questa parte; diciamo da quando sono diventata abbastanza adulta per capire che alcune cose, in particolare le scelte, mi spaventano a morte.
Il più delle volte non sono la poca intraprendenza né la poca ambizione a non permetterci di fare nuove esperienze e di progredire.E’ la paura. Una paura che paralizza, ci blocca nelle nostre convinzioni e nella nostra tranquilla routine; e così, mentre voltiamo le spalle al cambiamento, ci neghiamo anche esperienze di crescita.
A questo proposito, oggi, voglio proporti una storia che si rivelerà illuminante: è la storia di Elisa, una ragazza che, dopo un percorso di studio e lavoro all’estero di alto livello, è rientrata in Italia e, adesso, si gode con soddisfazione tutto ciò che ha costruito. In barba alla paura!
Elisa si è buttata, ha scommesso e ha vinto: questa è la sua storia.

Buongiorno Elisa! Per prima cosa, ci dica qualcosa di lei: da dove viene, dove vive, che lavoro fa?

Buongiorno, io sono Elisa dal Bosco , ho 38 anni e vivo a Milano da molti anni; mi occupo di comunicazione, pr, digital pr e marketing, nell’ambito del turismo e del lifestyle.

Come inizia la sua storia? Vogliamo sapere tutto…

La mia storia inizia a Rovigo, dove sono nata, e continua in un micro paesino dell’Emilia Romagna, dove sono cresciuta. Qui, mentre ero ancora a scuola, ho partecipato ad alcuni colloqui e ho trascorso il quarto anno del liceo in USA, a Detroit. Sono rientrata ovviamente cambiata e con idee molto diverse. Mentre studiavo al primo anno di università ho iniziato a collaborare con un’agenzia internazionale di pubblicità che mi ha dato la possibilità di lavorare e studiare a New York e a Londra. Più tardi sono tornata in Italia, chiamata da una multinazionale, con la proposta di occuparmi proprio di web marketing. Tutto questo è successo quando avevo solo 25 anni; come potevo dire di no?

Quindi quanti anni aveva quando ha lasciato l’Italia?

La primissima volta che sono partita, avevo meno di 16 anni; ho preso un aereo per gli Stati Uniti, dove sono rimasta per un anno intero. Da allora, torno spesso in USA e UK: non solo per lavoro ma anche per salutare i tanti amici che lì sono rimasti.

Cosa può dirci del suo livello d’inglese? Com’era la prima volta che ha deciso di partire?

Quando sono partita il mio livello di inglese era basico, tipico delle scuole italiane degli anni Novanta. Non le dico quando ho parlato per la prima volta con miei coetanei al liceo americano a Detroit… Mi hanno guardata come se fossi un extraterrestre!!

Lei ha lavorato per uno dei mostri sacri dell’advertising (e sono molto emozionata per questo!): la Ogilvy. Come si è trovata? E’ stato difficile/spiazzante/strano?

Ho sempre amato le idee innovative di David Ogilvy (ed è stato anche l’oggetto della mia tesi per l’università), perciò quando sono stata assunta dalla sede italiana e ho, poi, iniziato a frequentare il magico ambiente di Ogilvy&Mather (in tutto il mondo), ho sentito di aver raggiunto il primo vero obiettivo della mia vita. Ero a contatto con i mostri sacri della comunicazione, della ricerca qualitativa e quantitativa, dell’advertising.

Poi, a un certo punto, è tornata in Italia. Perché?

Ho ricevuto una chiamata magica da una grande azienda internazionale con sede in Emilia Romagna (Ferrari S.p.A.), il top del made in Italy. Come potevo dire di no?

Alla luce della sua esperienza, cosa pensa della cosiddetta “fuga di cervelli”? Davvero le nostre eccellenze stanno espatriando a causa delle poche possibilità offerte? O c’è dell’altro?

Io sono partita per curiosità e perché, forse, mi trovavo al momento giusto nel posto giusto; oggi molti partono per noia o perché perdono le speranze.

E’ contenta della scelta che ha fatto (rientrare in Italia)? Potesse tornare indietro rifarebbe lo stesso?

Io sono tornata ma sono felice della mia scelta un giorno sì e un giorno no! Anche se amo molto il mio paese, forse ripartirei:viaggiare e conoscere culture diverse dalla propria aiuta a vivere. In ogni parte del mondo.

Dopo l’impiego presso Ferrari, si è messa in proprio e ha fondato la EDB Managment. Ha avuto paura di “buttarsi” o è stata una naturale evoluzione di tutto il suo percorso formativo/professionale?

E’ stato tutto molto naturale, senza troppe forzature; a 26 anni, quando sono uscita dal mercato delle grandi aziende internazionali, non avevo molte scelte in Italia se non quella di aprire qualcosa di mio in veste di consulente. Oggi mi occupo ancora di consulenza e il mio bagaglio di esperienze si arricchisce ogni giorno! Il momento in cui ho preso la decisione di mettermi in proprio è stato di poco successivo all’11 settembre: era un momento in cui il mercato, e il mondo in generale, stava sentendo pesantemente il contraccolpo di quei tragici fatti.

Pensa che le sue esperienze all’estero abbiano giocato un ruolo importante, se non determinante, nel suo essere dov’è, oggi?

Ne sono certa: non sarei ciò che sono se non avessi accumulato quelle esperienze; non sarei ciò che sono se non avessi avuto il desiderio di mettermi alla prova.Ero curiosa di sapere se me la sarei cavata da sola,ogni giorno. Confrontarsi con culture e linguaggi differenti aiuta tanto e ti fa vedere le cose in modo diverso, anche con un sorriso in più.

E per quanto riguarda la bestia nera di molti Italiani che vogliono espatriare: l’inglese?

Mi metto le mani nei capelli ogni volta che faccio colloqui a giovani che si lamentano di essere disoccupati: studiare l’inglese, oggi, è alla portata di tutti! Ci sono ottimi metodi di studio, da abbinare alla scuola; basta averne voglia e non deve mancare la curiosità e il desiderio di migliorarsi sempre.Consiglio a tutti di scegliere una buona scuola e di affidarsi ad ottimi insegnantimadrelingua. Fin da bambini.

Spulciando in rete ho scoperto anche una cosa assai curiosa: lei è anche il Presidente dell’Associazione Italiana Maggiordomi. Come mai?

E’ un’attività nata nel 2009… ve l’ho detto che viaggiare nel mondo vi rende curiosi? Ecco, il mestiere del maggiordomo (o butler o assistente personale) l’ho imparato viaggiando e lavorando in aziende internazionali. Oggi su www.maggiordomi.it inseriamo offerte di lavoro, consigliamo percorsi formativi e diamo suggerimenti: insomma, è un po’ di italianità che esportiamo all’estero!

Come immagina il suo domani? Ha progetti per il futuro?

Non smetterò di viaggiare: con la mia famiglia e con i miei fratelli. Siamo tutti un po’ più internazionali, ora!

Ha qualche consiglio da dare a chiunque voglia intraprendere un percorso di studio/lavoro all’estero?

Viaggiate, studiate una lingua differente ed entrate in contatto con una cultura diversa: è il più grande regalo che possiate fare a voi stessi!

Ti è piaciuto I’articolo?

Non perderti più nulla da My English School. Tutte le ultime news - consigli - promozioni esclusive per te.


RIMANI AGGIORNATO CON LA NOSTRA NEWSLETTER