Lavorare in Svizzera: intervista ad Alessandra di ALittaM

Lavorare in Svizzera: intervista ad Alessandra di ALittaM

Sono sempre di più gli italiani che, complici la prossimità geografica e culturale, i buoni stipendi e l’alta qualità della vita, decidono di spostarsi in Svizzera. In questa intervista Alessandra, fondatrice di ALittaM, racconta la sua esperienza e risponde a tante domande su com’è vivere e lavorare oltralpe. [su_spacer] [su_spacer] Ciao Alessandra! Iniziamo con una breve
Tempo di lettura: 7 minuti
Pubblicato il Novembre 8, 2016 - di alessia

Sono sempre di più gli italiani che, complici la prossimità geografica e culturale, i buoni stipendi e l’alta qualità della vita, decidono di spostarsi in Svizzera. In questa intervista Alessandra, fondatrice di ALittaM, racconta la sua esperienza e risponde a tante domande su com’è vivere e lavorare oltralpe.

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  • Ciao Alessandra! Iniziamo con una breve presentazione: chi sei, da dove vieni e di cosa ti occupi al momento?

Ciao, mi chiamo Alessandra Litta Modignani, vengo da Milano e al momento lavoro  in Svizzera, a Lugano, come designer. Sono anche imprenditrice: ho una piccola torrefazione insieme a un mio amico che fa caffè artigianale (www.microtorrefazione.com).

  • Come hai vissuto a livello emotivo la situazione di non impiego? Ha influito sulla ricerca di lavoro?

Ho avuto la fortuna di non dovermi mai trovare senza un impiego. Poter cercare un lavoro quando hai un altro impiego ti permette di essere più selettiva e di scegliere offerte che abbiano tutte le caratteristiche che fanno al caso tuo. Non avere un lavoro ti rende più vulnerabile, più propensa ad accettare posti non ottimali, pur di uscire dalla situazione di stallo: spesso si arriva a dei compromessi con se stessi.

  • Come hai capito quale lavoro era giusto per te?

Il lavoro giusto per me è quello che, quando lo faccio, non mi fa sentire di lavorare. Deve essere il tipo di lavoro che ti appassiona, ti interessa, per il quale hai una propensione naturale a volerti migliorare e a volerne sapere di più. Io ho fatto studi che non avevano niente a che fare con quella che poi è stata la mia professione: ho studiato lingue e letterature straniere perché mi piacevano ma nel frattempo lavoravo come grafica e web designer freelance. Una volta laureata ho lavorato nel campo del marketing e della comunicazione ed è lì che ho capito che il lavoro che mi piaceva più di tutti era quello chiamato “branding”: creare un marchio, costruire mondi e storie intorno a un prodotto. Ho anche capito quanto mi piacciano le realtà piccole, artigianali, che raccontano storie autentiche quotidianamente.

  • Quale strategia hai usato per cercare lavoro? Cosa ha funzionato e cosa no?

Ho studiato approfonditamente i portali di ricerca lavoro in Svizzera. Ho mandato curriculum alle agenzie per impieghi temporanei e ho fatto alcuni colloqui conoscitivi con loro e con le agenzie di recruiting; ho letto quotidianamente i siti di annunci. Ho anche cercato realtà e aziende locali alle quali mandare la mia candidatura spontanea.

  • Come hai gestito il curriculum: lo hai adattato alle varie richieste? Che consigli puoi darci sul CV più adatto per la Svizzera?

Ho creato alcuni tipi di CV. Uno per i lavori più “da ufficio” (per aziende standard), uno per i lavori più “creativi” (per agenzie di comunicazione, etc.) e uno a metà tra i due.In questo modo potevo dare risalto alle mie esperienze più rilevanti a seconda della persona che lo avrebbe letto. In Svizzera non ci sono regole particolari per il curriculum, l’importante è che sia ordinato e scritto correttamente. Basta solo in lingua italiana: non è necessario che sia anche in Francese e Tedesco.

  • Quante candidature hai inviato e chi ti ha risposto; con che tempi?

Ho inviato circa cinquanta curriculum. Ha risposto circa il 10% delle persone e tutte subito dopo averlo ricevuto. In questo la Svizzera si è rivelata molto efficiente e cortese.

  • È stato difficile trovare aziende che ti hanno offerto quello che ti aspettavi? Come hai maturato una decisione fra le offerte?

Il mio lavoro è in un campo molto specifico per il quale c’è poca richiesta. Le agenzie sul territorio non offrivano posti se non a progetto. Il lavoro migliore che mi è stato offerto, nel 2008, è stato un po’ un azzardo: marketing e design per un birrificio con ristorante (La Birraria, Mendrisio). È stato un salto nel buio, una bella sfida rispetto al mio classico lavoro da ufficio a Milano! Ma mi sono trovata subito molto bene, l’ambiente era informale e il lavoro era più avvincente e diverso rispetto a quanto facevo prima.

  • Sei dovuta scendere a compromessi con l’azienda oppure hai ricevuto la proposta che speravi effettivamente di ricevere?

La proposta era, per la media degli stipendi locali, un po’ bassa. Ma ho comunque accettato perché il lavoro mi interessava e perché era comunque più alta rispetto ad altre offerte di lavoro che avrei ricevuto in Italia.

  • Come ti sei preparata per i colloqui? Quale suggerimento puoi darci per fare bella impressione?

Innanzitutto i fondamentali: essere puliti, curati, in ordine, puntuali, educati. Vestirsi bene ma con abiti e accessori che siano “nostri”: non serve mettersi vestiti troppo eleganti perché non ci sentiremmo a nostro agio indossandoli e la cosa si nota.Una cosa che consiglio sempre: essere se stessi. Non dare risposte false o fingere di essere chi non siamo in realtà; l’onestà è la caratteristica migliore e verrà sempre e comunque premiata.

  • Durante il colloquio hai fatto domande anche tu? Cosa pensi si debba chiedere alle aziende?

Durante il mio ultimo colloquio ho fatto subito presente che avevo già una società con la mia torrefazione e che avrei voluto mantenere un impegno parziale in quel lavoro. Ho avuto la fortuna di trovare un datore di lavoro comprensivo che mi ha concesso un giorno libero alla settimana per seguire il mio progetto. Se ci sono esigenze particolari, professionali o familiari, è sempre bene metterle in chiaro, in modo da non creare fraintendimenti in seguito. In più penso che sia necessario chiedere le informazioni fondamentali a livello contrattuale (tipologia di contratto, ferie, permessi, termini di disdetta) e leggere sempre molto bene l’accordo proposto prima di firmare qualsiasi cosa.

Ricordo inoltre, a chi cerca lavoro in Svizzera, che qui non è obbligatoria la stipula di un contratto per iniziare a lavorare.Può anche fare fede un semplice accordo verbale. Quindi è normale che non vi diano subito il contratto di lavoro. È tuttavia un vostro diritto chiederne una copia, soprattutto per gestire le varie pratiche all’Ufficio Stranieri.

  • Hai affrontato un colloquio in inglese? Quanto ha pesato la conoscenza dell’inglese nel buon esito dell’interview?

Ho fatto un colloquio in inglese per un’agenzia di comunicazione a Milano e non ho avuto problemi perché conosco l’inglese a livello madrelingua. La conoscenza della lingua era un plus all’interno del profilo richiesto ma ha fatto molto piacere all’agenzia vedere che, quando avevo indicato “Ottimo” come livello di inglese, non avevo esagerato!

  • Come si può restare competitivi e non “rilassarsi” una volta che si è trovato un lavoro stabile?

Innanzitutto bisogna sempre migliorarsi, tenendo d’occhio il settore (colleghi, competitor, etc.) e cercando di aggiornarsi il più possibile. Poi, ogni tanto, controllare online annunci di lavoro che facciano al caso nostro: anche nel posto più bello del mondo, ricordiamocelo, siamo sempre sul mercato!

  • Hai suggerimenti e consigli da dare a chi desidera cercare lavoro in Svizzera?

Rinfrescare bene, oltre all’inglese, anche francese e tedesco che in Svizzera sono molto richiesti. Se avete amici o conoscenti che vivono in Svizzera, fare leva anche sul passaparola che è un ottimo modo per trovare lavoro qui. Infine prendere un appuntamento con qualche head hunter o agenzia di lavoro per avere una panoramica del mercato. In particolare, per chi vuole lavorare in Ticino, consiglio questa pagina web che è utilissima: http://ticino.unia.ch/mondo-del-lavoro/offerte-di-lavoro/.

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