La parola al recruiter: intervista a Elisabetta Stasi di Neuprofessionals

La parola al recruiter: intervista a Elisabetta Stasi di Neuprofessionals

Cosa chiedono davvero le agenzie di reclutamento ai tanti infermieri che si candidano per un posto nel Regno Unito? Ce lo spiega meglio Elisabetta Stasi, manager Area Italia di Neuprofessionals, una compagnia specializzata nel reclutamento di infermieri provenienti principalmente dall’Unione Europea da inserire all’interno di strutture sanitarie presenti nel Regno Unito. Neuprofessional si occupa del processo
Tempo di lettura: 4 minuti
Pubblicato il Novembre 3, 2016 - di alessia

Cosa chiedono davvero le agenzie di reclutamento ai tanti infermieri che si candidano per un posto nel Regno Unito? Ce lo spiega meglio Elisabetta Stasi, manager Area Italia di Neuprofessionals, una compagnia specializzata nel reclutamento di infermieri provenienti principalmente dall’Unione Europea da inserire all’interno di strutture sanitarie presenti nel Regno Unito. Neuprofessional si occupa del processo di selezione dei candidati e li mette in contatto con gli ospedali che ne hanno fatto richiesta.

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  • Salve Elisabetta. Ci parli di lei e del lavoro che fa: di cosa si occupa all’interno di NEUProfessionals?

Salve, io sono Elisabetta e lavoro per NEUPROFESSIONALS; si tratta di un’agenzia inglese di reclutamento per infermieri che ha rappresentanti in vari paesi europei. Io sono la manager sul territorio italiano. I nostri clienti sono gli ospedali pubblici che si trovano principalmente nell’Inghilterra del sud ma collaboriamo anche con case di cura.

  • Che tipo di servizi offrite ai vostri clienti?

Ci occupiamo del reclutamento di infermieri. Quindi, per prima cosa, organizziamo un pre-colloquio per verificare l’effettiva conoscenza della lingua inglese; i candidati con un buon livello possono passare allo step successivo che prevede un test di competenza “infermieristica” (per esempio sui dosaggi dei farmaci in uno scenario clinico). Dopodiché si stabilisce una data per fare i colloqui personali che, di solito, si svolgono in un ospedale in Italia o via Skype.

Ovviamente, come agenzia di recruitment, non prendiamo dai candidati alcuna commissione e i nostri servizi sono completamente gratuiti! Anzi, a volte rimborsiamo i partecipanti alle nostre interview (fino a 100€) così che questi possano coprire i costi del viaggio dal loro paese fino al luogo in cui si tengono i colloqui.

  • Perché il sistema sanitario inglese cerca così tanti infermieri?

La professione di infermiere, in UK, non è molto popolare: è un lavoro difficile e con tante responsabilità; ci vuole passione e pazienza e non tutti sono adatti a intraprendere questa carriera.

  • E perché, secondo lei, sono così tanti i candidati provenienti da tutta Europa interessati a lavorare negli ospedali inglesi?

Credo che il motivo principale sia che il sistema sanitario nazionale inglese è uno dei migliori d’Europa: i contratti di lavoro sono fin da subito stipulati a tempo indeterminato (dopo un breve periodo di prova) ed è probabile che questo sia proprio ciò che fa la differenza. E gli italiani, che in Italia stentano ad avere “certezze lavorative”, sono tantissimi!

  • Da dove provengono, principalmente, gli infermieri che si candidano per un posto in UK?

Difficile da dire… dall’Italia arrivano davvero in tanti ma anche dalla Spagna (direi a causa della difficile situazione economica del paese).

  • Com’è la qualità del lavoro rispetto all’Italia?

In UK chi inizia lavorare in un ospedale pubblico ogni anno ha uno scatto dello stipendio: una cosa ben diversa da ciò che succede in Italia. Questo è un punto a favore del sistema sanitario inglese epenso che l’aspetto economico influisca molto sulla qualità del lavoro che una persona svolge.

  • Secondo la sua esperienza gli infermieri italiani hanno particolari difficoltà ad ambientarsi in UK?

Si lamentano di solito che fa freddo… perciò direi che non hanno particolari difficoltà ad ambientarsi a livello lavorativo.

  • Quali caratteristiche lavorative deve avere un infermiere straniero che voglia candidarsi a una posizione in un ospedale inglese?

Deve essere in possesso del PIN fornito dall NMC oppure deve aver fatto l’esame IELTS con il risultato 7.0 in ogni categoria! Ma per quanto riguarda l’effettiva esperienza di lavoro, direi che si cercano indistintamente infermieri sia con che senza esperienza lavorativa (quindi sono ben accetti anche i neolaureati). In più si cercano persone che non abbiano paura a trasferirsi e che vogliano davvero iniziare una nuova vita in nuovo ambiente.Ma direi che la cosa più importante rimane la conoscenza dell’inglese: i candidati devono conoscerlo molto bene!

  • Lei pensa che il sistema sanitario inglese consenta di avere prospettive future agli infermieri stranieri? Quanti vengono in UK per restarci e quanti per fare solo un’esperienza?

Diciamo che le storie di chi si candida per fare l’infermiere in UK sono davvero tante e tutte diverse. C’è chi, dopo un periodo di lavoro in ospedale, chiede un finanziamento pubblico per continuare a studiare e specializzarsi. Molti altri, invece, partono con la convinzione iniziale di rifarsi una vita all’estero (e di non tornare più); altri ancora si spostano solo per fare un’esperienza da scrivere sul CV e poi tornano al proprio paese. Infine ci sono molti altri che tornano a casa dopo aver lavorato in UK ma, dopo poco tempo, sono costretti a ripartire poiché non riescono a trovare un lavoro in patria.

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