Intervista a Paola di “Smartraveller”

Intervista a Paola di “Smartraveller”

Il viaggio è da sempre un modo avvincente di esplorare il mondo, le sue bellezze e i suoi paesaggi. Non solo: viaggiare ci permette di conoscere nuove persone, culture diverse e paesi sconosciuti. Chi non vorrebbe viaggiare in giro per il mondo alla scoperta di terre lontane, affascinanti e meravigliose? Le uniche cose di cui hai
Tempo di lettura: 6 minuti
Pubblicato il Aprile 14, 2017 - di alessia

Il viaggio è da sempre un modo avvincente di esplorare il mondo, le sue bellezze e i suoi paesaggi. Non solo: viaggiare ci permette di conoscere nuove persone, culture diverse e paesi sconosciuti. Chi non vorrebbe viaggiare in giro per il mondo alla scoperta di terre lontane, affascinanti e meravigliose? Le uniche cose di cui hai bisogno sono una valigia, una crema solare, forse un cappellino di lana e una macchina fotografica. Ma c’è un’altra cosa che dovresti portare con te (ed è importante): l’inglese; infatti con lo studio e un po’ d’impegno i risultati arriveranno e vivrai i tuoi viaggi con una marcia in più!

Adesso prenditi un po’ di tempo per leggere l’intervista a Paola, travel blogger di successo che, anche grazie all’inglese, ha fatto della sua passione un (quasi) lavoro.Perché l’inglese è importante… soprattutto per chi viaggia!

  • Ciao Paola! Iniziamo con una piccola presentazione; raccontaci qualcosa di te: da dove vieni, quanti anni hai e di cosa ti occupi al momento?

Chi: Paola Perfetti
Dove: Roma
Cosa: Viaggio, fotografo, scrivo. Ripeto.
Quando: Da sempre
Perché: Vocazione

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  • Il tuo blog “SmARTraveller” è ricco informazioni utili e interessanti. Come, quando e perché è nato?

SmARTraveller è nato in una calda notte d’estate, spinta dalla curiosità di conoscere gli strumenti di condivisione messi a disposizione della rete e condividere con gli altri le mie impressioni, i miei racconti e le mie esperienze di viaggio.

  • In particolare cosa offri ai tuoi lettori?

Racconto dei luoghi che visito, di tradizioni, cibi, accendo riflettori su attrazioni meno note, attraverso le parole e la fotografia, con l’obiettivo di ispirare gli altri.

  • Sappiamo che hai fatto tante esperienze all’estero. Qual è l’esperienza di viaggio più bella che tu abbia mai fatto?

Non posso raccontarne una sola; ogni luogo, vicino e lontano che sia, mi ha trasmesso e mi trasmette insegnamenti diversi, soprattutto alla luce dell’età e del momento della vita in cui mi sono trovata a viaggiare.

  • In che modo la conoscenza dell’inglese ha influito sulla tua vita personale e professionale?

L’inglese è stata la prima lingua che ho iniziato a studiare. In quinta elementare ho ricevuto il mio primo piccolo dizionario di inglese che, con una copertina di Snoopy, ho portato con me fino al liceo. Da adolescente ascoltavo tanta musica in inglese e per me era fondamentale comprendere il significato dei testi; è cosi che col mio walkman mi dedicavo per ore a esercizi di ascolto e scrittura, e quindi con l’uso del vocabolario, alla traduzione. Grazie a quello stimolo, che è perdurato negli anni, lo studio dell’inglese non si è mai fermato, ed è andato di pari passo con la mia crescita, grazie ai primi viaggi all’estero.L’inglese ha favorito senz’altro l’incontro con nuove persone; è stato fondamentale per i viaggi in solitaria e quindi posso dire che a livello personale è stato imprescindibile.Dal punto di vista professionale, invece, è fuori discussione che un ottimo livello di conoscenza della lingua inglese, scritta e parlata, sia stato per me il lasciapassare per propormi e candidarmi per incarichi stimolanti, soprattutto in ambienti internazionali.

  • Perché l’inglese è così importante per un travel blogger?

L’inglese è indispensabile tout court; è un veicolo di comunicazione imprescindibile, nel digitale ma soprattutto nella vita reale, sia dal punto di vista professionale che personale. Per me lo è stato perché con l’inglese ho potuto viaggiare, incontrare persone, fare amicizie; l’inglese è stato lo strumento che mi ha permesso di misurarmi con il mondo là fuori.

  • Come hai migliorato il tuo livello di conoscenza dell’inglese?

Fin da ragazzina ho ascoltato musica internazionale, prettamente in inglese, e l’esigenza di capirne il significato mi ha spinta a fare grandi esercizi di ascolto e comprensione, col solo utilizzo di un dizionario (ai tempi non avevo accesso ad internet); poi da teenager sono arrivati i primi viaggi studio e ho iniziato così a praticarlo.

  • Destinazioni: la tua top 3 per chi desidera lavorare o studiare all’estero.

Canada; Singapore; Polonia.

  • Destinazioni: la tua top 3 per chi desidera spostarsi all’estero per piacere.

Marocco; Sri Lanka; Svezia.

  • La valigia del travel blogger: i 5 must!

Penna e taccuino; macchina fotografica; scarpe comode (comodissime); power bank; occhiali da sole.

  • Dove pensi che, in questo periodo storico, rispetto all’Italia, ci siano più possibilità lavorative e professionali?

Cina; Canada; Israele.

  • Hai un suggerimento da dare ai tanti italiani che sognano di lavorare, studiare e vivere all’estero?

Avere un obiettivo preciso e maturare le competenze per perseguirlo al meglio. Specializzarsi il più possibile.

  • Ci sono modalità di viaggio “particolari” che ti senti di consigliare a chi si trova alla sua prima esperienza all’estero?

Ai più giovani, che hanno voglia di viaggiare e imparare le lingue, consiglio di seguire un corso all’estero ma ben selezionato, in modo da apprendere efficacemente la lingua e conoscere persone da tutto il mondo; un’esperienza del genere fatta da teenager insegna molto, anche da un punto di vista dell’autonomia, oltre che dello stare insieme a nuove persone e misurarsi con gli altri. Altrimenti, il volontariato è un ottimo modo, sebbene, in genere, durante lo svolgimento delle attività ci si debba in realtà concentrare sul progetto. Vi sono, quando si fa volontariato all’estero, anche dei momenti di svago e distrazione, ma l’esperienza si incentra sugli obiettivi del progetto, sull’integrazione e sui valori portatori della organizzazione con cui decidiamo di collaborare e sulla comunità locale. È comunque un’esperienza formativa che permette di immergersi in una realtà diversa.  In ultimo, nell’epoca dei social e della condivisione, consiglio di provare il couchsurfing. Chi si avvicina a questo stile di viaggio, deve sapere che è un modo non solo di risparmiare, ma che consente anche di abbracciarne la filosofia che c’è dietro, il cui succo è entrare in contatto con la gente del posto, condividere del tempo insieme, fare amicizie e adattarsi, fidandosi di chi mette a disposizione la propria casa e ci lascia entrare nel proprio mondo.

  • Perché “SmARTraveller”? Qual è l’ART del tuo blog?

ART perché viaggiare può essere un’arte a mio modo di vedere. L’arte di vivere, l’arte di viaggiare è l’arte dell’adattarsi, dell’essere flessibili; è l’arte di osservare, comprendere, entrare in simbiosi con l’ambiente esterno, l’arte del rispetto e conoscenza del diverso.


smartraveller.it

Fb: Smartraveller

Twitter: @_smARTraveller

Instagram: @_smARTraveller

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