Infermieri in Irlanda: intervista a Valentina

Infermieri in Irlanda: intervista a Valentina

Valentina Costantino è una delle tante ragazze italiane che ha deciso di vivere all’estero, precisamente in Irlanda. È partita con una laurea in Infermieristica in tasca ed è approdata sull’Isola di Smeraldo inseguendo il sogno di fare l’infermiera; questa è la sua storia. [su_spacer] [su_spacer] Ciao Valentina. Cominciamo con una breve presentazione: chi sei, quanti anni hai
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Pubblicato il Agosto 14, 2016 - di alessia

Valentina Costantino è una delle tante ragazze italiane che ha deciso di vivere all’estero, precisamente in Irlanda. È partita con una laurea in Infermieristica in tasca ed è approdata sull’Isola di Smeraldo inseguendo il sogno di fare l’infermiera; questa è la sua storia.

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  • Ciao Valentina. Cominciamo con una breve presentazione: chi sei, quanti anni hai e di cosa ti occupi al momento?

Ciao sono Valentina, ho 25 anni e vengo dalla Calabria. Sono un’infermiera laureata in Italia con il massimo dei voti e, da un mese, vivo a Dublino assieme al mio fidanzato; adesso lavoro presso una Nursing Home.

  • Perché hai deciso di partire e di iniziare questa tua avventura fuori dall’Italia?

Ho deciso di lasciare il mio paese perché,purtroppo, l’Italia non mi consentiva di costruirmi un futuro lavorativo dignitoso; erano solo scelte e rinunce.Non che trasferirsi all’estero non significhi, in parte, anche questo: lasciare il proprio paese significa rinunciare alla tua famiglia, alla tua casa, ai tuoi amici, alla vita che avevi prima e ricominciare in una grande città, completamente nuova e diversa dalla tua. Devo ammettere, però, che ho lasciato il mio paese soprattutto perché volevo fare il lavoro che ho sempre sognato nel modo in cui l’ho sempre immaginato, fin dal giorno in cui ho varcato per la prima volta la soglia dell’aula universitaria. Forse anche in Italia ce l’avrei fatta ma, per prima cosa, ho preferito provare all’estero spinta, forse, dalla curiosità.

  • I tuoi familiari ed i tuoi colleghi hanno appoggiato questa tua scelta oppure hanno cercato di farti cambiare idea?

Diciamo che i miei genitori hanno appoggiato la mia scelta per sostenermi ma quando gliel’ho comunicato non erano molto entusiasti (principalmente erano dispiaciuti che me ne andassi lontano); tuttavia non hanno mai cercato di convincermi a rimanere in Italia. Per quanto riguarda gli amici, invece, c’era chi era d’accordo e chi mi diceva che avrei potuto trovare lavoro anche in Italia.

  • Cosa ti ha colpito di più del sistema sanitario in cui lavori oggi, rispetto a quello italiano?

Ovviamente parlo per quanto riguarda la mia esperienza: il sistema sanitario irlandese è molto costoso rispetto a quello italiano; per esempio anche i semplici farmaci da banco qui costano molto di più che in Italia e necessitano della prescrizione medica.In linea generale credo che il sistema sanitario italiano non abbia nulla da invidiare a quello irlandese ma sicuramente le cose che mi hanno colpito di più sono state la maggiore responsabilità che il personale infermieristico ha qui in Irlanda, la diversa organizzazione universitaria e, in primis, i turni!Infatti qui i turni del personale infermieristico durano ben 12 ore (al giorno) e devo ammettere che non è affatto semplice abituarsi a questi ritmi.

  • Le certificazioni che hai ottenuto in Italia sono state riconosciute anche nel paese in cui ti trovi adesso?

Dopo una quantità infinita di documenti da presentare posso dire chesì, vengono tutte riconosciute (previa iscrizione all’NMBI).

  • È stato facile per te ambientarti con i nuovi colleghi e i superiori?

Non è stato facile e non lo è tuttora; non tutti sono disponibili ad aiutarti e chi lo fa non sai mai se lo sta facendo per te o semplicemente perché non vuole avere problemi con i pazienti o i superiori. Insomma, forse è un po’ presto per esprimermi a proposito delle persone con cui lavoro.

  • L’impatto della differenza linguistica è stato un ostacolo difficile?

Devo ammettere cheero certa di conoscere l’inglese ma finché non si vive dove questo è parlato quotidianamente, non si può esserne del tutto sicuri. Infatti quello linguistico è un ostacolo che affronto giorno per giorno e ci vuole del tempo per superarlo, tanta pazienza e, purtroppo, tante brutte (ma utili) figure!

  • Quali sono stati i documenti che hai dovuto preparare per trasferirti a lavorare all’estero?

Ho dovuto presentare il casellario giudiziario, il certificato di laurea, la fotocopia con postilla da parte della questura del passaporto, le referenze, il certificato medico, il certificato di iscrizione all’albo degli infermieri italiano e il good standing che deve essere richiesto al Ministero della Salute (tutti i documenti sono a pagamento tramite marche da bollo). In più ogni documento deve essere tradotto da un traduttore certificato e il costo non è indifferente: ci vogliono circa 1000 € in totale!

  • Pensi che questa opportunità possa arricchire la tua esperienza professionale? In che modo?

Credo di sì perché, in ogni caso, le esperienze all’estero fanno crescere sia professionalmente che mentalmente. Sicuramentecredo di poter crescere molto soprattutto dal punto di vista dell’autonomia professionale:un’autonomia che posso dimostrare di avere non solo in Irlanda ma anche in Italia.

  • Come vedi la tua carriera lavorativa tra 5-10 anni? Pensi che questa sia la strada giusta per il tuo futuro?

Se sia o no la strada giusta per il mio futuro non lo so; sto vivendo la mia esperienza tra alti e bassi, giorno per giorno. Fra 5-10 anni mi vedo ancora infermiera e spero di trovarmi bene qui in Irlanda altrimenti sono pronta a tornare in Italia ma non da sconfitta bensì con la consapevolezza di averci provato e di non avere rimpianti.

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