Giulia: una fashion designer a Parigi

Giulia: una fashion designer a Parigi

La storia di oggi è quella di Giulia, una ragazza che, a dispetto della giovane età, ha davvero molto da raccontare; Giulia, nonostante il fisico minuto, nasconde dentro di sé la determinazione e la tenacia di un gigante, due qualità che l’hanno portata lontano: fin sotto la Torre Eiffel. Giulia è partita da un piccolo paese
Tempo di lettura: 6 minuti
Pubblicato il Giugno 20, 2016 - di alessia

La storia di oggi è quella di Giulia, una ragazza che, a dispetto della giovane età, ha davvero molto da raccontare; Giulia, nonostante il fisico minuto, nasconde dentro di sé la determinazione e la tenacia di un gigante, due qualità che l’hanno portata lontano: fin sotto la Torre Eiffel.

Giulia è partita da un piccolo paese siciliano ed è arrivata a Bologna 3 anni fa con un grande sogno nel cassetto: studiare fashion design e trovare un impiego nel mondo della moda!

Detto fatto: adesso si trova a Parigi, si è laureata con lode e sta svolgendo un tirocinio presso un innovativo marchio di accessori francese.A dimostrazione che se ci credi davvero, se davvero vuoi qualcosa e se ti impegni al massimo… puoi ottenere ciò che desideri!

Giulia: una fashion designer a Parigi

  1. Ciao Giulia. Iniziamo con una piccola presentazione: chi sei, quanti anni hai e di cosa ti occupi al momento?

Ciao sono Giulia, ho 22 anni, vengo dalla soleggiata e bellissima Sicilia e da sempre ho una grande passione per l’arte, il design, la tecnologia e la moda. Sono state proprio queste mie passioni che mi hanno spinta a intraprendere studi artistici legati al design, prima al liceo e poi in Accademia, a Bologna. Dopo aver fatto tesoro dei tirocini fatti in Italia presso aziende tessili e specializzate in lavorazioni digitali (Ciemmeci light Mark srl), adesso mi trovo a Parigi per un tirocinio post laurea: qui mi occupo di elaborazioni digitali di pattern e design di accessori per un giovane marchio francese (Aurelie Chadaine).

  1. Quali sono stati gli step che ti hanno portata a Parigi?

Mi sono trasferita a Parigi abbastanza in fretta, appena un mese dopo aver conseguito la laurea in fashion design presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Parigi sembrerebbe la tappa più adatta, quasi necessaria per chiunque studi o si muova nel campo della moda: quando si pensa al mondo patinato del fashion inevitabilmente ci viene in mente proprio questa città. Ma, nonostante quello che pensano in molti, lavorare o studiare in questo campo non significa necessariamente essere eccentrici e alla disperata ricerca di visibilità, calcare le passerelle e partecipare a eventi mondani.La moda è progetto, il progetto è ricerca e purtroppo i più non conoscono le svariate figure che si occupano proprio di ricerca in campo tessile.
Forse è proprio per questo mio desiderio di non voler confermare il più classico dei cliché sul mondo della moda che non avrei scelto Parigi se, ovviamente, non avessi avuto questa possibilità inaspettata. Ero nel bel mezzo della stesura della mia tesi di laurea e guardarmi attorno era per me necessario ma non avrei mai pensato di farlo così in fretta e proprio in quel periodo: avevo previsto di spostarmi all’estero per approfondire le mie conoscenze linguistiche e, soprattutto, per accrescere le mie esperienze lavorative ma Parigi mi si è presentata all’improvviso. Quindi ho colto l’occasione e sono partita, sicuramente non con l’intenzione di lasciare l’Italia definitivamente.

  1. Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro? Qualcuno ti ha dato delle dritte? Avevi dei contatti?

Ho trovato il mio attuale posto di lavoro grazie a una borsa di studio vinta in Italia e, soprattutto, grazie alle dritte della mia relatrice di tesi.

  1. Il tuo titolo di studio italiano è riconosciuto in Francia? Hai avuto bisogno di documenti specifici per lavorare?

Sì, il mio titolo di studio (sono diplomata in fashion design-progettazione per l’impresa) è riconosciuto in Francia e non ho avuto bisogno di alcun documento specifico per lavorare ma credo che nel mio caso tutto sia stato più semplice per via della borsa di studio che ha parecchio facilitato le pratiche burocratiche relative al trasferimento.

  1. Quanto è determinante la conoscenza dell’inglese nelle tue attività quotidiane? Qual era il tuo livello di inglese e di francese quando sei arrivata?

Premetto (e me ne vergogno un po’) di non avere un’ottima conoscenza dell’inglese ma ho notato che qui, a Parigi, non sono in molti a parlarlo bene e in realtà questo mi ha spronata parecchio:ho acquisito fiducia in me stessa, ho cercato di abbattere il muro della timidezza e mi esprimo in inglese molto più di quanto farei se tutti attorno a me lo sapessero parlare bene. Insomma, questa “insicurezza linguistica” dei francesi mi ha aiutata molto ad accrescere il mio livello di conoscenzasia dell’inglese che del francese! Per quanto riguarda quest’ultimo, nonostante non fossi a digiuno, inizialmente ho avuto difficoltà soprattutto ad esprimermi: riuscivo a capire chi mi parlava ma non sempre riuscivo a parlare. Ovviamente è una bruttissima sensazione!
Sensazione che, col tempo, se ne sta andando: nelle mie giornate uso molto il francese con i colleghi durante il mio lavoro ma è l’inglese la lingua che più mi aiuta ad esprimermi nella vita non lavorativa, soprattutto con amici e colleghi provenienti da tutto il mondo.

  1. Resterai a Parigi? Cosa ti piace della città? Cosa, eventualmente, non ti piace?

Ho diversi progetti per il mio futuro ma, sinceramente, sto ancora cercando di capire se prevedono Parigi! Per quanto riguarda la mia vita in città devo dire che mi piace perché, ovviamente, questa è la “città della moda” (anche se, come ho già detto, non vivo i cliché legati a questo stereotipo) ma Parigi è anche altro e ha molte cose da offrire: cultura, negozi meravigliosi, buon cibo ecc.
Una cosa che, invece, non mi piace per niente è la temperatura: non credo che riuscirò mai a farmela piacere (insomma, io sono siciliana!) ma, forse, ho solo scelto il periodo sbagliato per trasferirmi.

  1. Hai l’impressione che in Francia ci siano più opportunità di lavoro e di crescita rispetto all’Italia?

Più che maggiori opportunità lavorative credo che ci siano leggi e formulazioni di lavoro molto diverse da quelle italiane.Basti pensare, ad esempio, a stage e tirocini: in Italia non sono considerati forme di lavoro vero e proprio e, spesso, non sono retribuiti; in Francia, invece, c’è sempre una retribuzione, anche se minima. E poi ci sono tanti piccoli incentivi riservati proprio a stagisti e tirocinanti: si va dalle agevolazioni per i mezzi di trasporto agli sconti presso i punti ristoro. Conseguentemente anche la crescita lavorativa e personale è diversa: credo che in Italia sia solo più difficile ma, mi auguro, non impossibile!

  1. Cosa consiglieresti ai tanti italiani come te che sognano di lavorare all’estero?

Consiglio soprattutto di chiedersi con grande onestà cosa si sogna esattamente e quali sono le proprie aspettative.In ogni caso sono convinta che la determinazione premi sempre e che il coraggio di provarci realizzi già una buona parte del sogno!

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