Così l’inglese mi ha portata fino all’UNESCO: la storia di Eleonora

Così l’inglese mi ha portata fino all’UNESCO: la storia di Eleonora

Scommetto che sai bene quanto è importante conoscere l’inglese, soprattutto con i tempi che corrono; forse lo ripeti a te stesso tutti i giorni. Ma ti sei mai fermato a riflettere seriamente a proposito di ciò che con l’inglese si può davvero fare o meno? Hai mai pensato concretamente alle possibilità lavorative e di crescita personale che
Tempo di lettura: 7 minuti
Pubblicato il Settembre 30, 2016 - di alessia

Scommetto che sai bene quanto è importante conoscere l’inglese, soprattutto con i tempi che corrono; forse lo ripeti a te stesso tutti i giorni. Ma ti sei mai fermato a riflettere seriamente a proposito di ciò che con l’inglese si può davvero fare o meno? Hai mai pensato concretamente alle possibilità lavorative e di crescita personale che possono derivare dalla conoscenza di questa lingua?

La storia di oggi è quella di Eleonora, una intraprendente studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Bologna cheha investito molto sulla conoscenza dell’inglese ad alti livelli ed è stata ampiamente ripagata.Eleonora, infatti, ha fatto importanti esperienze all’estero quando ancora era una ragazzina e frequentava le scuole superiori; questo, assieme a una ferrea volontà e ad un instancabile impegno, l’ha portata lontano. Fino agli uffici dell’UNESCO… passando dalla Nuova Zelanda!

Questa è la sua storia.

  • Ciao Eleonora. Iniziamo con una piccola presentazione: chi sei, quanti anni hai e cosa fai al momento?

Ciao a tutti! Sono Eleonora, ho 22 anni e studio Giurisprudenza all’Università di Bologna. Tre anni fa ho deciso di iscrivermi in questo ateneo per via della sua vocazione internazionale e per le numerose possibilità di scambio che offre. Quest’anno, giunta a metà della mia carriera accademica, ho preso la decisione di inviare il mio curriculum a varie organizzazioni internazionali e non, per verificare concretamente se l’ambito del diritto e della cooperazione internazionale fosse davvero di mio interesse.Ora, infatti, sto terminando il mio tirocinio all’UNESCO,precisamente presso il Regional Bureau for Science and Culture in Europe di Venezia.

  • Quali sono stati gli step che ti hanno portata all’UNESCO?

Come per tutti i tirocini presso le Nazioni Unite, la prima cosa da fare è registrarsi sull’apposito sito UN dedicato agli internships. Il format da compilare richiede curriculum, percorso accademico, esperienze personali, motivazione per il tirocinio e, ovviamente, conoscenza delle lingue. Le Nazioni Unite hanno 6 lingue ufficiali (inglese, francese, spagnolo, cinese, arabo e russo) ma tra queste il “main working language”, la cui conoscenza è imprescindibile, è l’inglese (sebbene comunque molte vacancies, ossia posti di lavoro, richiedano la conoscenza di almeno un’altra lingua ufficiale).

Dopo essere stata contattata via mail dall’Ufficio UNESCO di Venezia, ho sostenuto due colloqui via Skype con la mia futura supervisor e con l’HR Head di Venezia: hanno verificato la mia conoscenza dell’inglese e mi hanno fatto domande inerenti ai miei studi, alla mia vita personale, al mio interesse nel loro campo di lavoro. Infine, ad inizio luglio, ho finalmente iniziato la mia esperienza da tirocinante!

  • Come hai trovato l’offerta? Qualcuno ti ha dato delle dritte? Avevi dei contatti?

Ho trovato questa offerta navigando in alcuni siti Internet correlati alle Nazioni Unite. É sempre possibile caricare il proprio curriculum sul database UN per i tirocini; ovviamente, se lo si fa tenendo d’occhio eventuali deadlines, si hanno più possibilità di essere scelti, risultando tra i profili caricati più di recente. Tutti i miei colleghi tirocinanti hanno affrontato questo iter quindi presumo siala regola per tutti gli internships presso l’ONU, dove sembra non valere la “scorciatoia” delle conoscenze.

  • Di cosa ti sei occupata durante lo stage?

L’agenzia nella quale mi trovo, UNESCO per l’appunto, ha un mandato molto ampio perciò i suoi uffici sono spesso divisi in diverse unità che si occupano dei campi d’interesse dell’agenzia (cultura, scienza ed educazione). Io, visti i miei studi, sono stata selezionata come tirocinante per la Executive and Coordination Unit. In poche parole mi sono occupata principalmente della redazione degli UCPDs (UNESCO Country Programming Documents), documenti molto importanti per l’agenzia in quanto servono a fornire un’impressione generale dei vari paesi in cui l’UNESCO lavora, tenendo in considerazione la situazione storica, politica e culturale del paese e soffermandosi poi su quel che è il lavoro sul campo in passato, presente e futuro.Per poter redigere questi documenti ho dovuto fare molta ricerca sui paesi di cui mi sono occupata(l’Ufficio di Venezia è principalmente responsabile del lavoro che si svolge nell’Europa del Sud-Est) e ho dovuto tenermi costantemente in contatto con gli officers che si trovano sul campo, in particolare a Sarajevo in Bosnia.

In più, talvolta, ho svolto delle traduzioni italiano-inglese e viceversa, relative a documenti ufficiali, mail e briefing di eventi correlati al nostro ufficio.

  • Quanto è stata determinante la conoscenza dell’inglese per la tua assunzione? E durante le tue attività quotidiane?

Senza dubbio la conoscenza dell’inglese è stata determinante sia per la mia assunzione che per lo svolgimento delle mie attività quotidiane. L’ambiente del Regional Bureau è estremamente internazionale, sia per quanto riguarda lo staff che i tirocinanti. In ufficio siamo 6 tirocinanti: io, 2 ragazze cinesi, una ragazza indiana, una ragazza egiziana e un ragazzo rumeno.Sapere l’inglese è stato quindi fondamentale sia per relazionarmi con i miei colleghi sia per svolgere bene il mio incarico:infatti tutti i documenti ufficiali dell’UNESCO sono scritti in inglese!

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  • Come hai raggiunto il tuo attuale livello di conoscenza dell’inglese?

Riconosco di essere stata fortunata in quanto ho sempre avuto bravi insegnanti di inglese a scuola e la base grammaticale la devo a loro. La svolta al mio inglese però è arrivata con una esperienza all’estero svolta durante le superiori; infattiho trascorso parte di un anno scolastico in Nuova Zelanda.Lì sono stata costretta a superare la vergogna di parlare in inglese: vivevo in una famiglia e frequentavo la scuola locale, nessuno capiva l’italiano e per integrarmi in quell’ambiente era necessario buttarsi, sbagliare ed imparare. Dopo questa esperienza ho mantenuto un buon livello di inglese restando in contatto con vari amici che avevo conosciuto in Nuova Zelanda, frequentando corsi di diritto in inglese all’università e lavorando in Spagna due estati consecutive come au pair, insegnando l’inglese ai bambini della famiglia per la quale lavoravo.

Ma la mia esperienza mi ha insegnatoquanto sia importante, dopo aver imparato l’inglese, anche mantenerlo.Essere fluenti quando si è all’estero è abbastanza facile, la cosa più difficile è continuare ad esserlo una volta rientrati in Italia, quando si è nuovamente immersi nella nostra lingua. Guardare film in lingua, leggere in inglese e restare in contatto con amici stranieri senza dubbio sono ottimi metodi per cercare di non perdere quanto imparato!

  • Pensi che un’esperienza come quella che hai appena fatto possa aprirti a un maggior numero di opportunità di lavoro?

Lo spero! Ora come ora non ho le idee molto chiare sul mio futuro però questa esperienza è stata positiva sia dal punto di vista lavorativo che umano. È stato il mio primo tirocinio, la prima volta in cui ho effettivamente messo mano a qualcosa e usato concretamente quanto studiato in questi anni di università. L’ambiente internazionale mi affascina e questa esperienza ha sicuramente confermato il mio interesse. In ogni caso,questi mesi hanno rappresentato una grande crescita umana e personale: sono stata ogni giorno a stretto contatto con persone provenienti da ogni parte del mondo e ho condiviso questa esperienza con ragazzi provenienti da culture totalmente diverse dalla mia.È stato a dir poco arricchente avere la possibilità di conoscere punti di vista molto distanti dai miei, riconoscendo le varie differenze culturali ma anche le innumerevoli ed inaspettate somiglianze. Mi sento fortunata perché questa estate, oltre ad aver concluso una bella esperienza lavorativa, ho conosciuto persone meravigliose e vissuto momenti che non dimenticherò mai. Ogni giorno “viaggiavo” attraverso India, Cina, Egitto, Canada grazie ai racconti dei miei colleghi!

  • Hai progetti per il futuro?

Come ho già detto, il mio futuro è ancora un’incognita! Mi mancano due anni di università, durante i quali spero di schiarirmi le idee. Mi piacerebbe trascorrere l’ultimo anno di università all’estero, quest’anno farò domanda a vari bandi proposti dall’università di Bologna. Dopo la laurea… chissà! Se nulla dovesse cambiare mi piacerebbe continuare su questa strada, magari facendo un Master o qualche altra esperienza lavorativa. Magari all’estero!

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