Lavorare nel Regno Unito: intervista a Samanta di Banalmente a Londra

Lavorare nel Regno Unito: intervista a Samanta di Banalmente a Londra

Certamente conosci qualcuno che vive e lavora a Londra e magari anche tu ci stai facendo un pensierino… ma sei proprio sicuro che il Regno Unito faccia al caso tuo? Come si trova un impiego? Come si scrive un CV efficace per la Gran Bretagna? Risponde a queste e a molte altre domande Samanta, blogger di
Tempo di lettura: 13 minuti
Pubblicato il Novembre 8, 2016 - di alessia

Certamente conosci qualcuno che vive e lavora a Londra e magari anche tu ci stai facendo un pensierino… ma sei proprio sicuro che il Regno Unito faccia al caso tuo? Come si trova un impiego? Come si scrive un CV efficace per la Gran Bretagna? Risponde a queste e a molte altre domande Samanta, blogger di Banalmente A Londra.

Scarica la guida per trovare lavoro all’estero

  • Ciao Samanta. Iniziamo con una breve presentazione: chi sei, da dove vieni e di cosa ti occupi al momento?

Ciao, mi chiamo Samanta e sono italiana, un po’ ligure e un po’ sarda. Nel corso degli ultimi 10 anni ho vissuto in diverse città europee e dal 2013 vivo a Londra. Lavoro nel reparto Customer Service di un’azienda internazionale e collaboro con alcuni magazine online.

  • Come hai vissuto a livello emotivo la situazione di non impiego? Ha influito sulla ricerca di lavoro?

Nel corso degli ultimi tre anni e mezzo trascorsi a Londra ho sempre lavorato come dipendente presso alcune aziende ad eccezione di un periodo durato quasi 4 mesi in cui ho lavorato da casa come freelance e consulente per alcuni portali web e agenzie di comunicazione. Non è stato un momento semplice perché volevo velocemente un lavoro che fosse simile a quello che facevo prima (Web Content Writer) e che pagasse qualcosina di più. Questa è la mia unica esperienza da quasi disoccupata a Londra.

  • Come hai capito quale lavoro era giusto per te?

Ho lasciato l’Italia con le idee chiare sul da farsi: il mio CV era già pieno di esperienze professionali in settori più o meno connessi tra loro, in particolare giornalismo e online marketing. La seconda opzione era quella più praticabile e dunque sono partita con l’intenzione di mettermi in gioco in quel settore che a Londra è sì florido ma anche molto competitivo.

  • Quale strategia hai usato per cercare lavoro? Cosa ha funzionato e cosa no?

Prima di partire per Londra ho trascorso settimane a leggere articoli e a prendere appunti sul mercato del lavoro inglese; questo per capire come superare la prima barriera, ottenere l’attenzione dei recruiter e qualche colloquio.Ho lavorato sul mio CV in maniera meticolosa, creandone diversi, tutti modelli semplici, asciutti ed esaurienti (no CV Europass!).La strategia migliore, nel mio caso, è stata un mix di pazienza e perseveranza: scrivere CV e lettere di presentazione per ciascuna posizione adatta al mio profilo, leggerli e correggerli scrupolosamente e cercare informazioni e consigli online per avere un quadro più completo di quello che mi attendeva all’estero. Poi, fondamentale, è la lettera di presentazione; lo specifico perché molte persone spesso mi chiedono se sia veramente necessaria. Sì, lo è. Sempre. Scrivere una lettera di presentazione chiara e dettagliata può funzionare; fare copia e incolla o, peggio, essere generici, decisamente non funziona, soprattutto nel momento in cui ci si sta candidando per una posizione di rilievo (e in questi casi, si sa, la competizione può essere feroce). Cercare di vendersi ad un datore di lavoro per quello che non si è o che non si sa fare non funziona quasi mai.

  • Come hai gestito il curriculum: lo hai adattato alle varie richieste? Che consigli puoi darci sul CV più adatto per il Regno Unito?

Sì, ho adattato cv e lettera di presentazione alle varie richieste ma non finisce qui: dato che i recruiter londinesi sono sempre alla ricerca spasmodica di possibili candidati da presentare alle aziende, ho creato un CV da caricare sulle principali piattaforme di ricerca di lavoro del Regno Unito assicurandomi che:

  • rispecchiasse il più possibile sia i miei trascorsi professionali, sia quello che andavo cercando a Londra (il cui mercato del lavoro è ben più dinamico di qualsiasi altra città italiana);
  • presentasse al suo interno le keyword più comuni per le mansioni da me aspirate, questo perché i recruiter utilizzano software appositi per incrociare la domanda e l’offerta di lavoro e la presenza di determinate keyword può essere di importanza cruciale per stabilire un primo contatto e, si spera, un successivo colloquio.

  •   Quante candidature hai inviato e chi ti ha risposto; con che tempi?

Appena sbarcata a Londra, maggio 2013, invio una ventina di candidature online compilando i form presenti sui siti web di alcune delle più importanti multinazionali presenti a Londra, candidandomi per lavori da commessa. Nel giro di una settimana vengo contattata da Primark per un colloquio. Due giorni dopo ancora, mi confermano l’assunzione immediata (part-time). Un mese e una decina di altri CV dopo, trovo lavoro presso un Marks&Spencer, dove rimango (malvolentieri) per tre mesi.

Poi un giorno, curiosando online, mi candido per un posto da Content Writer madrelingua italiana. Mando subito CV e lettera di presentazione, dopo aver sistemato accuratamente entrambi per l’occasione. Vengo ricontattata dopo circa un mese, quando ormai mi ero quasi dimenticata di quella posizione, e dopo due colloqui vengo assunta ad ottobre 2013.

Nel gennaio 2015 lascio l’azienda, mi rimetto alla ricerca di un lavoro e nel frattempo mi trasformo in freelance (content writer e social media analyst). In questo periodo sono molto esigente con la ricerca di lavoro e mi spingo un po’ troppo in là, candidandomi per posizioni che sono un po’ fuori dalla mia portata, parlando in termini di esperienza e di conoscenza sul campo.Invio dalle 5 alle 10 candidature al giorno, ricevo una risposta ogni 5 curriculum circama spesso di tratta di posizioni che col mio profilo hanno poco a che fare e per le quali sento di non essere pronta o di non avere le capacità. I recruiter chiamano spesso, mi contattano per lavori che spesso non c’entrano nulla col mio profilo o per i quali non ho esperienza sufficiente. E devo rifiutare i colloqui, non per mancanza di fiducia in me stessa ma perché è evidente che sarebbe stato un buco nell’acqua e non voglio perdere tempo o far perdere tempo agli altri.

Poi un giorno, verso la fine di aprile 2015, vengo chiamata per un colloquio nella City, presso un’azienda che si occupa di informazione finanziaria. Il giorno dopo ricevo un’email con l’offerta di lavoro e il contratto. Cinque mesi più tardi, altro esubero di personale. Mi rimetto a cercare e, essendo abbastanza a corto di soldi e di tempo, mando CV a destra e a manca, anche per lavori di Customer Service in lingua italiana. Il motivo è semplice: avendo meno di 1 mese per trovare lavoro (vedi risparmi al collasso), i CS sono sempre un valido ripiego. Vengo letteralmente assalita da richieste e offerte di ogni tipo; il telefono squilla spesso e volentieri  e la casella email si riempie di messaggi. Vado ad un paio di colloqui, vengo selezionata per due posizioni ma le aziende non mi convincono. Nel giro di una settimana faccio un terzo colloquio; fila tutto liscio, l’azienda mi piace e la paga non è affatto male. Tre giorni dopo il colloquio ho firmato il contratto e dopo quasi un anno sono ancora qui, sempre nel reparto Customer Service ma con mansioni un po’ diverse rispetto a quelle ricoperte all’inizio. Mi trovo bene, ho un buon equilibrio lavoro-tempo libero, colleghi fantastici, stipendio buono e possibilità di crescita.

  • Come ti sei preparata ai colloqui? Quale suggerimento puoi darci per fare bella impressione?

Per tutti i colloqui che ho sostenuto a Londra mi sono sempre preparata con 1-2 giorni di anticipo.Cerco informazioni sull’azienda, provo a capire meglio il ruolo che dovrò andare a ricoprire e provo a calarmi nella parte rileggendo le mansioni e le skill richieste.Dopo questa infarinatura di base mi siedo davanti al computer e butto giù, aiutandomi anche con alcune liste che si trovano sui magazine online, tutte le domande che potrebbero rivolgermi al colloquio e per ciascuna domanda scrivo almeno due risposte. Lo so, sembra da pazzi, ma è veramente importante dare delle risposte logiche e convincenti.

Per fare bella figura bisogna essere rilassati e sorridenti, dare risposte oneste e non vergognarsi di mettere in luce i propri difetti e gli errori che possono essere stati commessi in passato; a patto di fornire anche una spiegazione complementare su come siete in grado di conciliare i lati negativi del vostro carattere sul lavoro e come reagite e rimediate dopo aver commesso un errore. I datori di lavoro sanno di avere degli esseri umani davanti: saranno felici di sapere che avete un lato, ehm, “oscuro” e saranno ancora più felici di sapere che ne siete consapevoli e che farete del vostro meglio per migliorarvi e imparare dall’esperienza.

  • Durante il colloquio hai fatto domande anche tu? Cosa bisogna chiedere alle aziende?

Sì, fare domande è importantissimo! Quando si va ad un colloquio bisogna restare umili e giocare il ruolo del bravo equilibrista, ovvero di colui che è lì per vendere se stesso ma che è anche in grado di portare valori e risultati all’interno dell’azienda – e quest’ultimo è l’aspetto che più conta se volete essere assunti. Le domande da porre possono ovviamente variare a seconda dei casi, per esempio: “Potrei vedere la bozza o l’esempio di un progetto su cui dovrò lavorare?”, “Quali risultati vi aspettate da me durante i primi x mesi di lavoro?”, “C’è un training? E se sì, come è strutturato?”.

  • Hai affrontato un colloquio in inglese?

Sì, a Londra ho sempre fatto colloqui in lingua inglese, anche quando dall’altra parte del tavolo c’erano persone madrelingua italiana.La conoscenza dell’inglese ha sempre un gran peso sull’esito dell’interview e, soprattutto per lavorare in posti a contatto col pubblico, sconsiglio di sottovalutare l’importanza della conoscenza della lingua.Va bene che a Londra ci sono tanti, tantissimi italiani, ma siamo pur sempre nel Regno Unito! Ancora mi stupisco quando mi domandano se sia davvero necessario conoscere l’inglese per vivere a Londra… Direi proprio di sì.

  • Come si può restare competitivi e non “rilassarsi” una volta che si è trovato un lavoro stabile?

Innanzitutto credo sia necessario partire dando il meglio di sé sul lavoro che si sta svolgendo anche se non è quello che si vorrebbe portare avanti negli anni a venire: con l’impegno e la serietà non è difficile progredire. Cogliete qualsiasi opportunità per imparare cose nuove dal posto in cui state lavorando e non vergognatevi di chiedere, non vergognatevi di dire agli altri che volete puntare in alto e che volete imparare: per quanto possa stupirvi, non tutti vogliono fare carriera e non è detto che dovrete mettervi in fila ad attendere il vostro turno.

  • Hai suggerimenti e consigli da dare a chi desidera cercare lavoro nel Regno Unito?

Per lavorare a Londra bisogna partire con un buon curriculum, un livello di inglese che consenta di affrontare i colloqui senza troppi affanni, le idee chiare su quello che si vorrebbe fare e tanta tenacia.Perché? Perché non tutti trovano subito il lavoro che sognavano in Italia e, all’inizio, specie se i risparmi sono pochi, è normale accontentarsi di un lavoro qualsiasi che non richieda esperienza o capacità/conoscenze specifiche. Il punto è che molti poi non si schiodano più da lì e non perché non siano buoni a fare altro ma perché non ci provano! Non è solo una questione di inviare CV e tenere le dita incrociate; è anche importante appuntarsi i requisiti richiesti dagli annunci di lavoro e magari investire tempo e qualche soldo in corsi o qualifiche che possano spianare la strada al ruolo che si vorrebbe ricoprire.

  • Perché Banalmente a Londra? Come è nato e perché?

Si chiama Banalmente a Londra perché ero un po’ stufa della reazione di amici e conoscenti che, alla notizia, “Mi trasferisco a Londra” replicavano con un “Anche tu?” (nel migliore dei casi). Sapevo di non aver puntato su una destinazione particolarmente originale ma conoscevo già molto bene la città e mi ero preparata a fondo prima di fare il grande salto, per cui alcune reazioni mi avevano lasciata un po’ con l’amaro in bocca. Ho aperto questo  blog perché ho sempre amato scrivere online ma soprattutto perché volevo provare a mettere per iscritto delle informazioni utili sulla vita da immigrata nel Regno Unito senza soffermarmi troppo sui dettagli della mia vita privata, che non è particolarmente interessante. Al tempo stesso, essendo un innocente hobby, ho volutamente iniziato a scrivere utilizzando un tono colloquiale, questo per cercare di dare informazioni pratiche senza risultare eccessivamente noiosa o leziosa. Almeno, queste erano le intenzioni!

  • Cosa c’è nel futuro di Banalmente a Londra?

Innanzitutto, più contenuti! Nel corso dell’ultimo anno, tra viaggi e impegni di lavoro, mi sono un po’ impigrita e l’ho seguito pochissimo. Non nascondo che mi dispiace molto perché mi diverto a scrivere. Il problema è il tanto tempo necessario a buttare giù un post perché, quando non posso contare sulla mia esperienza diretta (che non sempre è sufficiente), cerco di fare tanta ricerca e di trovare informazioni attendibili. Voglio scrivere articoli di qualità e non mi va di pubblicare contenuti tanto per fare numero; questo, però, richiede tempo ed energie, che non sempre ho.

In secondo luogo, ho in mente alcuni progetti che vorrei attuare da tanto tempo, tra cui: una veste nuova per il blog, per consentirmi di gestire meglio le pagine e la struttura dei contenuti; una newsletter a cadenza settimanale; una rubrica a 360 gradi sulle università del Regno Unito con le esperienze di studenti italiani che hanno iniziato o completato di recente i loro studi.

  • Hai dei consigli da dare ai tanti ragazzi che sognano di spostarsi all’estero?

Al di là del mero aspetto motivazionale, ai ragazzi che sognano di trasferirsi all’estero consiglio di raccogliere informazioni di prima mano; più tempo vi date per prepararvi prima della partenza, meglio è. Lingua, università, costo della vita, trasporti, burocrazia, ricerca di lavoro, tutto: chiedete, fate ricerche online, leggete libri, prendete appunti, ripassate la lingua, appuntatevi i siti che potrebbero tornarvi utili, cercate di capire come fare per entrare in un network una volta arrivati in città. Gestite voi il flusso di informazioni che vi passa davanti, seguite la vostra testa, non fatevi influenzare dagli altri: bisogna saper distinguere i consigli utili dalle affermazioni di chi cerca solo di scoraggiarvi.

Infine, godetevela. Credo che Londra sia una città in cui la gente vuole restare perché ti dà un’infinità di stimoli e di opportunità per imparare, crescere e plasmare la propria vita. Dà le vertigini, talvolta, e ha il potere di ampliare la percezione che abbiamo di noi stessi, con effetti sia positivi, sia negativi. È una città spietata che può tirare fuori il peggio da ogni essere umano ma una volta che si è accettato questo aspetto, forse, non vale più la pena continuare la guerra; tanto vale affrontarla a viso aperto e cercare di capire come condurre una vita serena e soddisfacente.

Facebook: Banalmente A Londra

Twitter: La Laureanda

Scarica la guida per trovare lavoro all’estero

 

Ti è piaciuto I’articolo?

Non perderti più nulla da My English School. Tutte le ultime news - consigli - promozioni esclusive per te.


RIMANI AGGIORNATO CON LA NOSTRA NEWSLETTER