Intervista a Lorenzo: runner da Nobu, a Londra

Intervista a Lorenzo: runner da Nobu, a Londra

Ogni anno sono davvero tanti, tantissimi ad atterrare sul suolo inglese; provengono da tutto il mondo e, in particolar modo, amano Londra. Sono in cerca di fortuna, di un lavoro migliore, di un futuro più promettente; magari vogliono solo cambiare vita. Quasi tutti partono per inseguire un sogno: è il caso di Lorenzo, giovane fiorentino trasferitosi da
Tempo di lettura: 7 minuti
Pubblicato il Aprile 28, 2016 - di alessia

Ogni anno sono davvero tanti, tantissimi ad atterrare sul suolo inglese; provengono da tutto il mondo e, in particolar modo, amano Londra. Sono in cerca di fortuna, di un lavoro migliore, di un futuro più promettente; magari vogliono solo cambiare vita. Quasi tutti partono per inseguire un sogno: è il caso di Lorenzo, giovane fiorentino trasferitosi da poco a Londra e attualmente impiegato come runner in un famosissimo (e lussuosissimo) ristorante nella capitale inglese.

Lorenzo è entusiasta delle sue scelte e dei risultati raggiunti: questa è la sua storia!

Intervista a Lorenzo: runner da Nobu, a Londra

  • Ciao Lorenzo. Iniziamo con una piccola presentazione; raccontaci qualcosa di te: da dove vieni, quanti anni hai e di cosa ti occupi al momento?

Sono Lorenzo, ho 26 anni e sono nato a Firenze. Al momento sto lavorando come cameriere in un famoso ristorante di Londra; precisamente sono runner (servo le pietanze e spiego al cliente cottura, ingredienti e quant’altro).
La mansione di cameriere vera e propria, invece, richiede una conoscenza della lingua più avanzata! Io con l’inglese me la cavo bene ma mi serve ancora un po’ di tempo per arrivare ad essere fluente come vorrei.

  • Da quanto vivi a Londra e come ti trovi?

Sono a Londra da 3 mesi e mi trovo molto bene! Ovvio che il clima non aiuta ma con la giusta energia e un buono spirito di adattamento penso che questa megalopoli abbia tanto da offrire.

  • Quali sono stati gli step che ti hanno portato in Inghilterra? Qual è stato il motivo principale che ti ha spinto a partire?

Diciamo che a portarmi in Inghilterra è stato un desiderio che avevo da molto tempo e che, ad un tratto, si è concretizzato. Io sono diplomato all’istituto alberghiero e i miei genitori hanno un bar in centro a Firenze: quindi sono nato e cresciuto nel settore! In Italia, prima di partire, lavoravo in un ristorante; ci ho lavorato per quasi 7 anni ed ero molto soddisfatto: era come stare in una grande famiglia ma, allo stesso tempo, sentivo che dovevo fare un’esperienza all’estero.

  • Il tuo titolo di studio italiano è stato immediatamente riconosciuto in UK? Oppure hai dovuto sostenere esami?

Il mio titolo di studio è stato riconosciuto subito ma mi sento di dire che, in generale,per sopravvivere qui, devi dimostrare di saperci fare ben oltre il pezzo di carta:devi essere pronto a tanti e repentini cambiamenti, tuoi e degli altri… questa è una città che non si ferma mai!

  • Sappiamo che lavori in un ristorante molto famoso. Parlaci un po’ dell’ambiente in cui lavori: cosa c’è di diverso da un altro ristorante?

Il ristorante in cui lavoro si chiama Nobu e l’ambiente è davvero gigantesco, conta circa 200 dipendenti ed è situato nella zona più ricca di Londra, Mayfair. Infatti la nostra clientela è quella che in inglese viene definita posh: calciatori, attori, modelle, Dj, businessmen. Ovvio che non si tratta di un ristorante economico!
Il mio lavoro prevede la conoscenza di molte cose: i piatti, il beverage, la safety. Il personale è sottoposto a training continui e a test di comprensione con valutazione; questo, unito alla pratica sul campo, va ad incidere sul point value che è quell’indice che ti fa scalare la gerarchia delle posizioni e che, a fine mese, ti permette di avere il service charge in busta paga!
Per quanto riguarda il tipo di cucina, noi facciamo sushi (cucina giapponese) con influenze sudamericane, per la precisione peruviane. A proposito di questo voglio raccontarti un aneddoto curioso: oltre a imparare l’inglese devo imparare anche i nomi dei piatti o di determinati ingredienti in giapponese. Puoi immaginare quante volte ho inventato i nomi delle cose: una specie di supercazzola!

  • Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro? Qualcuno ti ha dato delle dritte? Avevi dei contatti?

Sì, per il lavoro avevo un contatto all’interno: un’amica ha consegnato il mio cv ai manager. Poco dopo ho avuto l’interview (40 minuti circa) e poi il trial shift; il giorno dopo ho firmato il contratto.

  • Hai avuto bisogno di documenti specifici per lavorare?

Per lavorare in Inghilterra il documento principale di cui hai bisogno è sicuramente il National Insurance Number (NIN). Prenoti telefonicamente un appuntamento in un job center, sostieni un breve colloquio e aspetti dalle 2 alle 4 settimane per ricevere il tuo codice personale.Nel frattempo te ne viene fornito uno temporaneo e puoi lavorare comunque, basta avvisare il datore di lavoro.
Per quanto riguarda invece l’HACCP (il documento che attesta la partecipazione a un corso di autocontrollo igienico degli addetti alla somministrazione alimentare) qui non c’è un regolamento specifico e non c’è l’obbligo di averlo. In compenso sono molto attenti al discorso safety: al momento della prova o quando firmi il contratto il responsabile deve mostrarti e spiegarti tutto ciò che riguarda la sicurezza sul lavoro; in più se hai la fortuna di lavorare in un posto grande ed organizzato come quello in cui lavoro io, periodicamente seguirai training sul tema.

  • Come sono i contratti di lavoro per camerieri in UK?

Per esperienza personale posso dire che, in un primo momento, viene stipulato un contratto (di solito trimestrale) che prevede la scissione da ambo le parti in qualsiasi momento; passato questo periodo il contratto diventa indeterminato.
La paga base di un cameriere in UK è £6,70 (quasi 9 €) ma dal primo aprile 2016 è entrata in vigore una legge governativa attuata per bilanciare il costo della vita che prevede, per tutti coloro che abbiano più di 25 anni di età, una paga base di £7,20 (circa 9,40 €).Se a questo aggiungiamo il service charge (dove lavoro io è il 15% ma di norma è il 12,5%) e le mance, allora si può dire che un cameriere in Inghilterra guadagna di più di un cameriere in Italia. Tuttavia qui si spende molto di più per vivere perché il costo della vita è piuttosto alto quindi questo divario non si vede/sente poi molto. Ah, poi abbiamo 2 day off a settimana e 28 giorni  di ferie all’anno.

  • Che percezione hai del tuo futuro adesso che vivi all’estero? Trovi che ci siano maggiori opportunità lavorative o di crescita personale?

Penso che qui ci sianoimmense possibilità e opportunità di crescita, sia personali che lavorative.Per quanto riguarda il mio futuro sono certo che questa esperienza mi arricchirà; l’Italia è casa mia e, nonostante tutti i suoi difetti, non potrei mai parlarne male: penso che il mio futuro sia in patria ma prima devo mettermi alla prova in questa esperienza all’estero!

  • Qual era il tuo livello di inglese quando sei arrivato? Inizialmente hai avuto difficoltà?

Il mio livello d’inglese non era niente di eccezionale ma stando qua sto migliorando molto. Frequentare una scuola d’inglese in Italia prima di partire è essenziale e offre delle buone basi maè con l’esperienza di vita e di lavoro quotidiana che diventi fluente.

  • Hai progetti per il futuro? Resterai a Londra?

Beh, ho ricevuto un’ottima proposta di lavoro sempre in ambito ristorativo ma più orientata al wine (una delle mie passioni)! Quindi, molto probabilmente, resterò a Londra ma cambierò luogo di lavoro e “settore”.

  • Una cosa che ti piace del vivere a Londra e una cosa che non ti piace.

Mi piace lo spazio riservato ai musicisti nell’underground, quel ritaglio giallo con scritto “let the music transport you”. Penso sia un bellissimo pensiero-spazio di libertà d’espressione!
Dire che non mi piace il clima sarebbe banale e lo sarebbe anche affermare che non mi piacciono il cibo e il caffè! Diciamo, quindi, che non mi piace l’aria condizionata accesa nei locali anche d’inverno!

  • Cosa consiglieresti ai tanti italiani come te che sognano di lavorare all’estero?

Posso solo consigliare di seguire sempre il proprio istinto, di inseguire i propri sogni e di non dimenticare i desideri nascosti nel proprio io. Ponderare bene,capire quale sia la destinazione più idonea alla propria persona ed essere sempre consapevoli che si è soli con se stessi, alla fine di tutto.Nonostante le conoscenze, le amicizie, nonostante tutto ciò che può accadere, siamo solo noi e il nostro benessere. Quindi forza, coraggio and enjoy!

Jpeg

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