Dismaland a Calais: Banksy e il rifugio per migranti

Dismaland a Calais: Banksy e il rifugio per migranti

Una delle domande più affascinanti che mi sia stata rivolta in questi ultimi anni è «di cosa parliamo quando parliamo di arte?». Sinceramente non ricordo di aver dato mai una risposta chiara a questo quesito: forse non mi è neppure stata rivolta; forse è solo qualcosa che ho letto, chissà dove, chissà quando. Tuttavia è
Tempo di lettura: 5 minuti
Pubblicato il November 9, 2015 - di alessia

Una delle domande più affascinanti che mi sia stata rivolta in questi ultimi anni è «di cosa parliamo quando parliamo di arte?». Sinceramente non ricordo di aver dato mai una risposta chiara a questo quesito: forse non mi è neppure stata rivolta; forse è solo qualcosa che ho letto, chissà dove, chissà quando. Tuttavia è intrigante pensare che l’arte sia qualcosa di totalmente soggettivo: ecco perché, al momento, mi sento molto orgogliosa dell’alto valore artistico dei fiori che ho scarabocchiato a penna su un foglietto. E che, entro 5 minuti, finiranno nel cestino!

A proposito di arte (e di relatività dell’arte), avrai certamente sentito parlare di Banksy: uno dei più famosi artisti contemporanei.
Banksy è noto perché, paradossalmente, non se ne conosce l’identità:nessuno sa chi sia,si sa solo che ha iniziato la sua attività a Bristol, in UK. In secondo luogo si tratta delre indiscusso della street art e della guerrilla art(in particolare graffiti e stencil), più volte contestato e attaccato proprio a causa della sua arte innovativa, irriverente e apertamente in lotta “contro il sistema”.

Chi è Banksy?

La sua storia inizia presumibilmente a Bristol e continua poi a Londra e nelle principali capitali europee, fino ad arrivare oltreoceano e in Cisgiordania:addirittura sulla barriera di separazione israeliana!La sua arte spunta sui muri delle abitazioni nelle città, su intere facciate di palazzi e si avvale, principalmente, della tecnica dello stencil. I temi sono, spesso, di protesta:contro i media, contro l’arte stessa, contro le istituzioni, contro il consumismo.

Cos’è Dismaland?

Un artista così controverso e complesso non poteva certo limitarsi a disegnare ratti sui muri di Londra: nell’agosto di quest’anno, quindi, Banksy ha inaugurato Dismaland, a Weston-super-Mare, nel Regno Unito.
“The UK’s most disappointing new visitor attraction”, come recitava la brochure, non è stato altro se non la tetra allegoria di un parco giochi Disney. Perché sto parlando al passato? Perché il parco, aperto il 20 di agosto, è stato chiuso a fine settembre; è stato smantellato e sta facendo ancora parlare di sé poiché molte strutture sono state trasferite a Calais, in un centro di accoglienza per migranti.
Ma, procediamo con ordine.

Cosa aveva di particolare Dismaland?

Se Dante fosse stato ancora fra noi sarebbe stato ben lieto di prestare i suoi celebri versi a Banksy:“Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”sarebbe stata un’ottima presentazione per Dismaland. Già, perché il parco non era certo un parco giochi, un parco a tema o un parco ispirato alle più belle fiabe Disney: era un luogo distopico, decadente e triste, privo di speranza o di gioia.
Per fare un esempio, nella melma stagnante attorno al devastato castello di Cenerentola, in molti si sono divertiti giocando con barchette telecomandate: le barchette in questione non erano altro se non riproduzioni di gommoni con tanto di scafisti e migranti.

Il parco ospitava anche un mini golf, una terrificante giostra, una ruota panoramica e alcuni giochi ridicoli e impossibili. Tutto, all’interno di Dismaland, era straniante e apocalittico: uno stormtrooper di Star Wars girava mendicando fra i visitatori, con volto triste e in pessime condizioni!
Tutto era stato predisposto al fine di creare disagio e irritazione: per esempio, il personale era assolutamente disinteressato a fornire informazioni e, all’ingresso, i visitatori dovevano subire un approfondito controllo con tanto di perquisizione.

E le opere dov’erano?

Nell’ottica di Banksy, tutto (dall’allestimento al sito web, passando per le mancate informazioni) andava a costituire l’opera d’arte; tuttavia il parco ha ospitato anche le opere di ben 58 artisti di fama mondiale:Damien Hirst, Jenny Holzer, Jimmy Cauty, Bill Barminski, Caitlin Cherry, Polly Morgan, Josh Keyes, Mike Ross, David Shrigley, Bäst, and Espo, per citarne solo alcuni.

Perché Dismaland?

A quale scopo creare imbarazzo, disagio e tristezza nel pubblico pagante di una esposizione?
Certamente per smuovere qualcosa e risvegliare le coscienze dei visitatori:un parco irritante e crudele; osceno perché mostrava la crudezza di un qualcosa che, il più delle volte, non riusciamo a vedere chiaramente.Dismaland è nato, ovviamente, in aperto contrasto al consumismo, alle politiche relative all’immigrazione e alla cultura dell’immagine.

Dismaland Calais

Il parco ha definitivamente chiuso i battenti verso la fine di settembre e per l’occasione si sono esibite le Pussy Riot; proprio quel giorno Banksy ha annunciato (postando una foto sul sito web di Dismaland) che il legno e gli infissi utilizzati per allestire il parco, sarebbero stati smantellati e portati a Calais, in Francia, dove migliaia di rifugiati sono accampati nel campo chiamato Jungle. Secondo le stime sarebbero circa 5000 i siriani, libici ed eritrei che, nei pressi della cittadina portuale francese, sperano di poter espatriare in UK.

Tutto è arte

Dopo l’annuncio, le polemiche non si sono placate e, anzi, si sono moltiplicate. Il sindaco di Calais si è espresso contro l’artista, accusandolo di stare cavalcando l’onda di un problema umanitario grave e più che mai reale, al fine di guadagnare popolarità e consenso.
Dismaland ha incassato 20 milioni di sterline in 5 settimane di apertura; migliaia di persone lo hanno visitato, facendo registrare ogni giorno il tutto esaurito (si contano circa 4000 ingressi al giorno per un totale di circa 150000 visitatori). Non c’è da stupirsi, quindi, se in molti hanno sottolineato la disparità fra ciò che è stato effettivamente destinato ai migranti e i guadagni ottenuti con gli accessi al parco.
Questo aspetto risulta particolarmente cruciale, soprattutto se si pensa che Banksy ha dato vita al progetto con l’idea di sottolineare i paradossi delle società occidentali in cui divertimento e miseria risultano indistinguibili sui media: questo, invece che incoraggiare una riflessione critica sulla realtà, porterebbe solo indifferenza.

Comunque stiano le cose c’è un fatto innegabile:l’opera di Banksy a Dismaland ha certamente contribuito a risvegliare le coscienze di molti su problemi che tutti i giorni sono sotto i nostri occhi e sotto i riflettori dei media ma che, in realtà, sono come invisibili alla nostra coscienza.

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